MOZAMBICO / TERRORISMO

Si apre oggi in Mozambico il processo nei confronti di 180 cittadini mozambicani e stranieri accusati di coinvolgimento negli attacchi terroristici che da un anno colpiscono la provincia settentrionale di Cabo Delgado ed hanno causato più di 50 morti, per lo più tra i civili.

Il processo – il primo da quando sono iniziati gli attacchi – si svolgerà in un tribunale improvvisato a Pemba, capoluogo della provincia a maggioranza musulmana, dove centinaia di sospetti terroristi sono detenuti. Tra gli imputati ci sono anche cinque cittadini della vicina Tanzania.

«Questo è solo il primo gruppo a essere processato tra centinaia di detenuti», ha detto una fonte di polizia.

«Gli imputati non sono accusati di essere terroristi poiché al momento degli attacchi non c’era ancora una legge contro il terrorismo in Mozambico», ha detto un pubblico ministero. Una legge antiterrorismo è stata approvata lo scorso aprile e non ha effetto retroattivo. Dunque, saranno processati per terrorismo solo le persone arrestate dopo l’entrata in vigore della legge.

Non è ancora chiaro se il gruppo jihadista, chiamato al-Shabaab dalla popolazione locale, abbia legami con il movimento terrorista somalo. Il vero nome della formazione, che ha iniziato le sue azioni mortali nell’ottobre del 2017, è Ahlu Sunnah Wa-Jammá (ASWJ), che significa “aderenti alla tradizione profetica”, abbreviato in “al-Sunnah”.

L’ultimo attacco, avvenuto il 20 settembre nel villaggio settentrionale di Paqueue, ha causato la morte di 12 civili, 14 feriti con 55 abitazioni date alle fiamme.

Le aggressioni dei terroristi preoccupano anche gli investitori stranieri, tra cui l’italiana Eni, impegnate nel progetto di sfruttamento di vasti giacimenti di gas naturale al largo delle coste di Cabo Delgado. Progetto che prevede la costruzione di un porto commerciale nel capoluogo, Palma. (News 24)

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