Mozambico: nuovi attacchi a Cabo Delgado - Nigrizia
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Le violenze non fermano i progetti di espansione del settore del gas naturale. ENI pensa a una seconda piattaforma galleggiante
Mozambico: nuovi attacchi a Cabo Delgado
Secondo media locali almeno 11 persone sono rimaste uccise in un’incursione armata non lontana da Mocimboa da Praia, città dove nel 2020 ha avuto inizio un’offensiva jihadista
19 Settembre 2023
Articolo di Brando Ricci
Tempo di lettura 5 minuti

Il nord del Mozambico ricco di gas naturale continua a essere teatro di violenze nel contesto di un conflitto fra Stato e milizie di ispirazione jihadista che in circa tre anni ha già provocato migliaia di vittime e circa 800mila sfollati.

Stando a quanto rilanciato da media locali, nei giorni scorsi almeno 11 persone sarebbero rimaste uccise in un attacco a pochi chilometri da Mocimboa da Praia, porto e hub logistico del settore estrattivo della provincia di Cabo Delgado.

Le violenze sembrano rallentare ma non fermare i giganti del settore dell’energia che già operano nella regione e soprattutto nel bacino di Rovuma, dove si trovano alcuni dei giacimenti di gas naturale fra i più grandi del mondo, come testimoniano le indiscrezioni dei media locali riguardo i nuovi progetti di espansione di ENI.

Secondo l’emittente locale Voz de Cabo Delgado, la scorsa settimana uomini armati travestiti da militari delle forze armate regolari avrebbero fatto incursione nel villaggio di Naquitengue.

Dopo aver diviso gli abitanti della località in base alla loro appartenenza religiosa, i miliziani avrebbero ucciso “11 cristiani”, come riportato in una rivendicazione apparsa su media legati allo Stato islamico e pure rilanciata da Voz.

Le milizie attive nell’area, denominate a livello locale al-Shabaab, come l’analoga organizzazione somala con cui però non avrebbero nulla a che spartire, si auto dichiarano affiliate all’Isis.

Altri testimoni ascoltati dall’emittente hanno riportato invece bilanci diversi, da 12, 15 o 17 vittime. Secondo il quotidiano Carta de Moçambique invece, terroristi vestiti con gli indumenti dell’esercito avrebbero ucciso almeno 12 persone.

Esercito rwandese rafforzato

L’attacco è solo l’ultimo in ordine di tempo. Neanche l’uccisione del presunto leader della mobilitazione jihadista Ibn Omar, annunciata dal governo di Maputo a fine agosto, sembra aver messo fine alle incursioni degli al-Shabaab mozambicani.  

Dal 2020 le milizie hanno lanciato un’offensiva che li ha portati anche a occupare alcuni importanti centri della provincia. Fra questi il primo è stato proprio Mocimboa da Praia, nell’agosto 2017.

A oggi, stando al report aggiornato ad agosto dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni (OIM), sono circa 800mila gli sfollati interni a causa delle ostilità a Cabo Delgado.

Circa 540mila invece, secondo quanto affermato oggi dal segretario di Stato nella provincia António Supeia, le persone che hanno fatto ritorno nelle loro case in almeno cinque distretti. Circa metà sarebbero minori.

L’osservatorio sul conflitto Cabo Ligado, elaborato dall’Armed Conflict Location and Event Data Project (ACLED) insieme a media mozambicani, riporta poi in circa 4.700 le vittime del conflitto.

A partire dal luglio 2021 nell’area è dispiegato un contingente delle forze armate rwandesi, che sul finire dell’anno scorso è passato dalle iniziali mille a 2.500 unità sul campo.

A Cabo Delgado è presenta anche una missione della Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale (SADC), la SAMIM, che però ha già annunciato che lascerà il paese nel luglio 2024, al termine del suo secondo mandato e dopo due anni segnati anche da diversi momenti di tensioni e incomprensioni con le autorità di Maputo.

ENI in espansione

Il conflitto di Cabo Delgado si svolge davanti a un mare ricco di gas naturale. Il nodo dello sfruttamento delle risorse naturali e dei mancati benefici per la popolazione locale dei progetti di sviluppo approvati fino a oggi, almeno tre per quanto riguarda il bacino di Rovuma, è ritenuto centrale nella genesi del conflitto.

La multinazionale francese Total ha interrotto le sue operazioni nell’area “per causa di forza maggiore” nel marzo 2021, dopo che i miliziani avevano attaccato la città di Palma dove risiedevano molti lavoratori stranieri.

Nonostante gli inviti a riprendere le attività partiti anche dal presidente Filipe Nyusi, i lavori di Total sono ancora sospesi e una data certa per la loro ripresa non è stata ancora resa nota.

Stando a quanto riportano media locali e internazionali, ENI, che già opera due diversi progetti nell’Area 4 del bacino insieme a società partner, conterebbe di espandere le sue attività.

Ad aprile, come riferito da Reuters, il direttore generale dell’ENI Rovuma Basin, Giorgio Vicini, ha affermato che il cane a sei zampe ritiene che ci sia la possibilità di sviluppare una seconda piattaforma galleggiante oltre a quella che già gestisce – insieme, fra gli altri, a ExxonMobil -, la Coral South FLNG. Lo scorso novembre dalla piattaforma è partito il primo carico di gnl destinato ai mercati internazionali.

A giugno l’agenzia di stampa mozambicana Zitamar ha rilanciato le conclusioni di uno studio di prefattibilità ambientale della compagnia mozambicana Consultec in cui si affermerebbe che “il concessionario di Area 4”, ovvero ENI, “propone come soluzione più efficiente per massimizzare il recupero e la redditività delle risorse di gas della Riserva di Coral, un secondo progetto FLNG”. 

Secondo il media di Maputo l’iniziativa avrebbe un valore di sette miliardi di dollari e sarebbe ancora in attesa di approvazione da parte del governo.

Al Coral North, questo il nome della nuova piattaforma, ENI fa anche riferimento nel suo documento 2023 Capital Markets Update & 2022 Full Year Results, in cui viene inserito nel portfolio di opzioni a breve, medio e lungo termine a partire da dopo il 2026.

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