La pandemia di coronavirus sta causando ritardi nei progetti in tutto il mondo. Il Qatar, il più grande produttore mondiale di gas naturale liquefatto (Gnl), sta ritardando una grande espansione di cui Exxon è un partner importante.

L’emergenza coronavirus e il crollo del prezzo del petrolio stanno avendo un impatto notevole sulle attività delle grandi multinazionali estrattive, anche su progetti già apparentemente instradati. È il caso della statunitense Exxon Mobil, che ha di fatto riposto in naftalina il giacimento di Rovuma, nelle acque del Mozambico, contenente più di 85 trilioni di metri cubi di gas naturale. Il consorzio a cui fanno capo le licenze di estrazione, il Mozambico Rovuma Venture, è di proprietà al 35,7 per cento di Exxon e dell’italiana Eni, con la restante quota del 28,6 per cento detenuta dalla China National Petroleum Corporation (Cnpc).

La rivelazione della Reuters

Un’indiscrezione riportata nella seconda metà di marzo anche dalla Reuters che, citando varie fonti, spiega che la decisione finale sull’investimento sarebbe stata rimandata e quindi non arriverà entro la prima metà del 2020, come programmato in precedenza.

A febbraio, il prezzo del gas naturale ha raggiunto il minimo storico di 2,7 dollari per milione di unità termiche britanniche (mmBtu). Per essere redditizio, il giacimento di Rovuma si dovrebbe attestare sui 7 dollari per mmBtu per tutta la durata del periodo di sfruttamento, secondo quanto stimato dagli esperti del settore, in primis dagli analisti della Bernstein Energy.

Nell’articolo della Reuters si raccontano anche gli impatti che il coronavirus starebbe avendo sulla fase attuale dei lavori, dal momento che molti tecnici provengono dalla Cina e dalla Corea del Sud, paesi fortemente colpiti dalla pandemia. Già lo scorso 20 marzo, il governo aveva vietato l’entrata sul territorio nazionale a cittadini coreani, cinesi e italiani, mentre il 31 marzo Il presidente Filipe Nyusi ha firmato il decreto per dichiarare lo stato di emergenza per 30 giorni. Sulla base del documento, tutte le attività sociali, religiose e politiche saranno vietate e le frontiere del Paese chiuse.

Nessuna delle compagnie coinvolte ha ritenuto opportuno commentare l’indiscrezione rivelata dalla Reuters.

La memoria insegna

Già in passato i ricchi giacimenti di gas mozambicani erano stato oggetto di polemiche e problemi rilevanti. Come riportato anche su Nigrizia a inizio 2019, i regimi fiscali accordati alle società petrolifere sulla stampa mozambicana erano stati contestati perché troppo laschi e favorevoli alle oil major. All’assemblea degli azionisti del 2018, alla domanda su quante tasse l’Eni pagherà nel Paese africano, l’Ad Claudio Descalzi aveva risposto in maniera piccata che la società verserà 9,2 miliardi di dollari nell’arco di trent’anni.

Nel 2019, erano stati chiesti chiarimenti sui termini del contratto di sfruttamento del giacimento di gas nella acque profonde chiamato Coral e le relative modalità di finanziamento, ma la società aveva negato che le condizioni erano sfavorevoli per il governo locale – anche se secondo analisi indipendenti Maputo prenderà solo un misero 6% delle entrate nei primi anni dello sfruttamento del gas – e l’utilizzo di un veicolo registrato a Dubai per il project finance dell’ambizioso progetto non risponde ad adeguate logiche fiscali.

Preoccupazione e smarrimento

A livello locale permangono le preoccupazioni delle comunità di pescatori che temono gli impatti su una delle poche fonti di sostentamento. Come se non bastasse, la creazione di impianti di liquefazione anche a terra sta già causando la spostamento forzato di diverse comunità in un contesto di scontri violenti, attacchi terroristici e militarizzazione.  La pandemia del Covid-19 rischia oggi di avere una pesante ricaduta sullo sviluppo dei nuovi progetti del gas di Exxon ed altre oil majors, lasciando però il nord del paese già pesantemente provato dai progetti in corso.

Che cosa farà l’Eni? La scorsa settimana, anche Descalzi ha annunciato tagli agli investimenti sull’upstream che potrebbero quindi rallentare le operazioni della compagnia italiana in Mozambico. Quel che certo è che in questa fase persino i giganti del petrolio navigano a vista.