Zimbabwe al voto

Il partito Zanu-Pf ricandita alla guida del paese l’ottantatreenne Robert Mugabe per le elezioni politiche che si dovrebbero tenere il prossimo marzo. Elezioni alle quali saranno invitati, secondo Mugabe, «solo osservatori internazionali provenienti da paesi amici». Un segnale che non fa certo ben sperare sulla legalità e trasparenza dell’esercizio. Chi denuncerà eventuali brogli e irregolarità?
 
Violenze in ZimbabweA preoccupare sono la totale assenza di libertà di stampa, il clima d’intimidazione nei confronti dei partiti di opposizione e la repressione di voci dissidenti o critiche. Con un nuovo rapporto, in questi giorni Amnesty International è tornata a denunciare l’incremento delle violazioni dei diritti umani: alcuni corpi della polizia di stato agirebbero ancora, in modo violento e nella totale impunità, contro i sempre più deboli e divisi contestatori del regime.
 
Si andrà al voto in una situazione di tensione. Voto L’attuale sistema elettorale favorisce nettamente lo Zanu-Pf, il partito al potere, e lascia solo minimi spazi ai partiti d’opposizione. L’esito della consultazione è scontato: una ennesima ri-elezione di Mugabe.
Ma tutto avverrà con il tacito avallo dei capi di stato delle nazioni che costituiscono la Comunità dello sviluppo dell’Africa Australe: finora non c’è stato nessuno che abbia alzato un dito per condannare il regime di Mugabe, su cui ricadono le maggiori reponsabilità della crisi politico-sociale e dello sfacelo economico.
 
Perché? Mugabe gode di grande popolarità tra le popolazioni degli stati dell’Africa Australe, che ancora vedono in lui l’eroe capace di opporsi al colonialismo e ai potentati dell’Occidente. Forse è qui che va trovata la ragione per cui i capi di stato della regione – non solo il sudafricano Thabo Mbeki, con la sua cosiddetta “diplomazia silenziosa” – ritegono conveniente non pronunciarsi contro Mugabe: se lo facessero, avrebbero contro i loro elettori.
 
Ma ci sono anche convenienze economiche. L’immigrazione clandestina rappresenta un serio problema per gli stati della regione, ma è compensata da grossi vantaggi economici: gli immigrati zimbabweani sono manovalanza a basso costo nelle aziende agricole sudafricane; la mancanza di generi di prima necessità in Zimbabwe si traduce in ottimi affari per produttori e commercianti sudafricani, che vedono aumentare le loro esportazioni; le imprese che chiudono in Zimbabwe aprono i battenti appena oltre il confine.