La Namibia vuole portare agli Oscar il trauma del genocidio
Cinema Namibia
Presentato per la prima volta un film all'Academy. La pellicola, 'Under the Hanging Tree', è un noir che interroga questioni complesse
La Namibia vuole portare agli Oscar il trauma del genocidio
08 Novembre 2023
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 4 minuti
Un'immagine del film Under the hanging tree

La Namibia si affaccia per la prima volta agli Oscar e nel farlo decide di affrontare i nodi più dolorosi del suo passato e le questioni più complesse del suo presente: il trauma del genocidio perpetrato dai colonizzatori tedeschi a inizio novecento, il ruolo delle antiche conoscenze del popolo herero, il dialogo/conflitto con la tradizione.

Sono questi infatti, i temi al centro del noir Under the Hanging Tree, il film scelto per rappresentare il paese nella corsa alla statuetta per miglior pellicola in lingua straniera ai prossimi Oscar, in calendario come ogni anno a marzo.

Per l’industria cinematografica di Windhoek, poche decine di film prodotti negli ultimi 20 anni, riporta il magazine The Conversation, si tratta di una prima volta assoluta.

La cinquina di candidati definitiva verrà annunciata dall’Academy a gennaio.

Under the Hanging Tree

La pellicola, che la stampa namibiana definisce un «noir soprannaturale» è opera del regista namibiano-britannico Perivi Katjavivi, classe 1984. L’opera è stata presentata la prima volta a giugno durante il Rotterdam International Film Festival ed è sbarcata nei cinema del paese africano a settembre.

La trama si centra sul lavoro dell’ispettrice di polizia Christina Mureti, professionista di famiglia herero che si è da tempo allontanata dalla sua cultura. L’agente viene inviata in una località del deserto per indagare sulla morte di alcuni capi di bestiame appartenenti a una magione proprietà di un namibiano di origini tedesche, Gustav Fischer.

La storia si complica quando l’uomo viene trovato ucciso e impiccato a un Omumborombonga, l’albero sacro da cui emersero i primi esseri umani nella mitologia herero. Ma anche l’albero usato dai colonizzatori per impiccare gli stessi herero durante il brutale genocidio che fra il 1904 e il 1908 causò la morte di decine di migliaia di persone appartenenti alla comunità e a quella dei nama.

Nel noir le conoscenze herero si rivelano fondamentali per Mureti, che alla fine si affida alla sua cultura originaria per diramare una matassa di fatti complessi. L’eco oscuro del genocidio torna anche nel personaggio della moglie di Fischer, Eva, impassibile davanti alla morte del marito e rappresentata come erede del medico e antropologo Eugen Fischer, ritenuto il padre dell’eugenetica nazista. Fischer mise per la prima volta alla prova le sue teorie, al di fuori di qualsiasi etica, proprio sui bambini nama ed herero della Namibia.

Katjavivi ha scelto il registro del noir dai toni soprannaturali e del thriller, sintonizzandosi su uno stile fra quelli più acclamati in questo momento a Hollywood. Questo approccio stilistico è stato utilizzato più volte negli ultimi anni per sviscerare i temi del razzismo, del colonialismo e del trauma della migrazione. A partire dalle opere del regista Jordan Peele, autore dell’acclamatissimo Get Out, uscito nel 2017.

L’iniziale accordo con la Germania 

I temi toccati dal film sono poi di estrema attualità in Namibia. Nel maggio 2021, dopo sei anni di negoziati, i governi di Berlino e Windhoek hanno raggiunto un accordo per una dichiarazione congiunta nella quale la Germania chiedeva ufficialmente scusa per «quello che secondo la prospettiva odierna verrebbe definito un genocidio». Nel documento Berlino si impegnava a stanziare 1,1 miliardi di euro per programmi di sviluppo rivolti alle popolazioni colpite dalle uccisioni di massa.

La dichiarazione non è stata più firmata dalle parti dopo le proteste della società civile e non è quindi da considerarsi operativa. Le autorità tradizionale herero e nama hanno fatto ricorso all’Alta corte del paese per chiedere l’annullamento dell’intesa, lamentando il loro mancato coinvolgimento e la conseguente violazione della costituzione namibiana.

Il genocidio

Secondo cifre rilanciate anche dalle Nazioni Unite, fra il 1904 e il 1908 soldati tedeschi hanno ucciso nel corso di un’offensiva oltre 65mila persone herero e circa 10mila persone nama, rispettivamente l’80% e il 50% del totale della popolazione delle due comunità all’epoca.

Per farlo, in quello che è ritenuto il primo genocidio del ‘900, i colonizzatori hanno anche organizzato dei campi di concentramento e ricorso all’uso strumentale della carestia.

La settimana scorsa il presidente della Germania Frank-Walter Steinmeier si è recato in Tanzania e ha chiesto ufficialmente scusa per quanto commesso dai colonizzatori tedeschi durante il loro dominio coloniale e in modo particolare nella repressione della rivolta nota come Maji Maji, fra il 1905 e il 1907. Circa 75mila le persone uccise in quei due anni.

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it