Oggi, il giorno dell’anniversario del rapimento, Nigrizia ricorda Padre Paolo, missionario appassionato di Gesù di Nazaret e del dialogo interreligioso, discepolo delle beatitudini nella terra di Abramo. Architetto e costruttore di ponti tra cristiani e musulmani per testimoniare che é possibile vivere la vicinanza e l’amore per Dio che non fa distinzioni di culture, etnie, provenienze e religioni.

Il sogno di Paolo é quello di molte persone che credono nella fratellanza universale tra i popoli e tra le diverse religioni del mondo; é quello della comunità monastica di Mar Musa, fondata da lui, dove vivevano insieme cristiani e musulmani sulla stessa strada percorsa da Abramo per camminare verso l’unica meta indicata da Dio. Ce lo racconta l’amico e compagno di strada Gianni Piccinelli:

Il padre gesuita, rapito il 29 luglio 2013 a Raqqa, ha vissuto in Siria per oltre trent’anni, e il suo obiettivo é sempre stato quello di creare un luogo di incontro interculturale e interreligioso, in particolare tra cristiani e musulmani, in una terra senza pace, straziata dai conflitti. Padre Paolo é fermamente convinto nella possibilità di una convivenza pacifica tra cristiani e musulmani nel Paese.

Nell ’ultima intervista che ha rilasciato il 28 luglio del 2013, un giorno prima di essere rapito a Raqqa, ad una tv locale, il missionario gesuita sottolinea la terribile situazione in Siria ma ribadisce anche l’urgenza di arrivare ad una società inclusiva; parla di federazione, che non vuol dire appiattire le identità delle diverse comunità, ma creare una cittadinanza capace di includere tutte le diversità.

Ricordare la sua figura significa mantenere vivo il suo ricordo e il suo esempio di uomo di fede e di pace, uomo che ha cercato sempre soluzioni di pace per la Siria i cui abitanti ancora oggi soffrono per un conflitto che sembra non avere mai fine.

Per dialogare e per costruire la pace è necessario, secondo padre Paolo, costruire un linguaggio comune fatto di argomenti tratti dall’una e dall’altra tradizione testuale e letteraria religiosa; ognuno deve imparare il linguaggio religioso dell’altro.

“Io annuncerò, fino al martirio, se necessario, la Buona Novella dell’amore di Gesù! Ma so anche che, di fronte a me, un musulmano annuncerà con la stessa intensità la Profezia coranica. L’unico mezzo per donare la propria vita per Gesù consiste nell’aiutare ognuno a essere un pellegrino di verità…”

Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1975, Paolo Dall’Oglio ha trascorso gli anni della suaformazione religiosa in Italia, prima di intraprendere gli studi universitari a Beirut, capitale del Libano.

Nel 1982 scopre i ruderi del monastero cattolico siriaco Mar Musa, costruito nell’XI secolo. Lì si insedia per un ritiro spirituale. Nel 1984 è ordinato sacerdote in rito siriaco cattolico e decide di ricostruire le mura del monastero. Nel 1992 vi fonda una comunità spirituale ecumenica mista, per monachi, monache e laici, la comunità al-Khalil («l’amico di Dio», in lingua araba), per promuovere il dialogo islamico-cristiano. Nel 2011 scrive un testo nel quale propone la democrazia come una soluzione pacifica ai problemi in Siria. La risposta del presidente Bashar al-Assad fu d’inviarlo fuori del paese.

7 anni fa, il 29 luglio 2013, Padre Paolo è stato sequestrato a Raqqa (Siria) mentre si recava da membri dell’ISIS per riappacificare i rapporti tra i gruppi curdi e i jihādisti arabi e per trattare la liberazione di diversi prigionieri.

Sono trascorsi sette anni di silenzio mentre sulla sua sorte ci sono state tante teorie ma nessuna conferma. Il 7 febbraio dello scorso anno il Times di Londra riporta che l’ISIS in fuga dalla Siria avrebbe offerto alcuni ostaggi, tra cui Paolo Dall’Oglio, alle forze curdo-arabe sostenute dagli Stati Uniti in cambio di un passaggio libero per uscire dal paese.