Nigeria / Petrolio

La compagnia petrolifera statale nigeriana ha dichiarato di aver speso 5.8 miliardi di dollari in importazione di carburante dalla fine del 2017. Si sta cercando di far fronte ad una carenza di carburante, che ha costretto le persone a lunghe ore di coda di fronte alle stazioni di rifornimento.

In un comunicato, la Nigerian National Petroleum Corporation (NNPC) ha dichiarato che “l’intervento della corporazione è diventato necessario a seguito dell’incapacità dei principali marketers indipendenti di importare il prodotto, a causa dell’elevato costo di spedizione terrestre, che ha reso difficile il recupero delle spese e la redditività”.

Il prezzo della benzina è un argomento caldo in Nigeria, il primo esportatore di petrolio in Africa, ma interamente dipendente dalle importazioni (circa 40 milioni di litri al giorno) per la benzina che consuma.

Nel 2016, il presidente Muhammadu Buhari ha alzato il prezzo della benzina al massimo storico di 145 naira per litro (circa 0.4603 dollari), con un aumento del 67%. Tuttavia, il presidente non ha rimosso il price cap (limite massimo stabilito da un governo o un ente normativo, sul prezzo da addebitare per una particolare merce o servizio), per paura di colpire i consumatori a basso reddito. Il price cap rende però difficile per molti importatori trarre profitto dalla benzina, e la NNCP ha importato il 90% del fabbisogno nazionale nell’ultimo anno.

Il costo relativamente basso del carburante nigeriano, combinato con il recente aumento del prezzo del petrolio, permette ai contrabbandieri di aumentare i guadagni, vendendo all’estero carburante destinato al mercato nigeriano e sottraendolo quindi al paese.

Gli sforzi del predecessore di Buhari, Goodluck Jonathan, per porre fine al costoso sistema di sussidi ha provocato, nel 2012, rivolte e scontri per le strade perché la manovra economica avrebbe raddoppiato il prezzo della benzina. (Reuters)

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