Togo
Continuano le manifestazioni e le interruzioni delle attività lavorative nel piccolo Togo. I toni delle parti sono sempre più duri e il clima, in vista delle elezioni presidenziali del prossimo 15 aprile, è tutt'altro che tranquillo.

Da lunedì 23 a venerdì 27 marzo 2015 il Togo vive un altro sciopero nazionale generale proclamato dalla Sinergia dei lavoratori del Togo (Stt nell’acronimo francese). La settimana scorsa vi erano già state tre giornate di sciopero. Ma ora il tono si fa ancor più duro.

La decisione dell’astensione dal lavoro era stata presa venerdì 20 marzo durante l’Assemblea generale della base a Lomé della Stt. L’Assemblea aveva notificato l’ordine di sciopero al primo ministro togolese così come ai ministeri del lavoro, della funzione pubblica, dell’istruzione e ai vari sindacati dei settori para-statale, privato e informale.

Sui 50mila lavoratori della funzione pubblica, più del 50% sono impiegati nella scuola. Il movimento di sciopero colpisce, quindi, in particolare l’insegnamento delle scuole primarie e secondarie. I dirigenti della Stt rifiutano di andare a negoziazioni con le altre centrali sindacali, vendute al regime. «Vogliamo discussioni dirette con il governo», dice Gilbert Tsolényanou, portavoce della Stt. Posizione che il governo evidentemente non condivide, invitando la Stt a tornare al tavolo del negoziato.

Ma che succede realmente in Togo? La Stt reclama un aumento del salario dei propri associati, che attualmente ne percepiscono una cifra estremamente bassa. Allo stesso tempo ha costatato però che il governo non risponde favorevolmente alle sue richieste, nonostante lo sciopero generale in tutta l’amministrazione statale e parastatale che si sta ormai regolarmente ripetendo. A quel punto ha deciso reclamare le dimissioni del ministro dell’istruzione primaria e secondaria.

Questo movimento sociale sta perturbando l’apparente tranquilla campagna elettorale in cui il paese è impegnato in vista delle presidenziali del 15 aprile. A queste presidenziali si ripresenta (per la terza volta) il presidente Faure Gnassingbé, figlio di quel Gnassingbé Eyadéma che, giunto al potere nel 1967 grazie a un colpo di stato, vi era rimasto per 38 anni, fino alla sua morte (febbraio 2005). Sono decenni ormai che i togolesi vivono a spese di una mancata alternanza, mentre il paese continua a sprofondare nel dispotismo, se non proprio nella dittatura. La corruzione trionfa, con le imprese pubbliche dirette da persone non perché meritevoli, ma semplicemente perché legate al presidente. Perché meravigliarsi allora che il 90% di queste imprese siano affette da cattiva gestione?

Intanto però la gente vive nell’indigenza totale e si dispera. Sono anni che in Togo le rivendicazioni delle varie fasce sociali (insegnanti e personale medico in primis, iscritti alla Stt) per un miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro sono eluse. Nel 2013 l’Onu aveva classificato il Togo in testa dei paesi la cui popolazione è più miserabile. Prioritari per il governo, però, non sono certo la salute e la scuola. Alla salute va solo l’1,75% del bilancio dello stato. Normale che le infrastrutture ospedaliere siano in rovina.

Un medico come il sopracitato portavoce della Stt, Gilbert Tsolényanou (che chi scrive ha conosciuto quand’era studente al liceo di Tabligbo) sa bene che il popolo muore negli ospedali del paese senza medicine, privo di tecnologie moderne (la Tac sempre in panne…) e soprattutto senza risorse finanziarie per pagarsi le cure, perché in Togo bisogna pagare prima di essere curati.

Nella foto in alto le manifestazioni per uno sciopero nella capitale togolese Lomé, nel dicembre 2014. (Fonte: Afp Photo / Emile Kouton)