Ascolta l’intervista nello Speciale Elikya (speranza in lingua lingala):

Buongiorno Padre, può presentarci la situazione che state vivendo in Congo in questi giorni dopo la terribile alluvione?

Buongiorno, la situazione qui è la seguente: da sabato scorso ha cominciato a piovere su Uvira. Da giovedì 16 fino a lunedì 21 ha piovuto, con alcune interruzioni, ma tutte le notti ha piovuto. Uvira è una città al cui interno si trovano 5 diversi fiumi, tra i quali ci sono fiumi “stagionali”; cioè che si formano solo quando piove.

Il fiume più grande, che si chiama  Mulongwe, attraversa il quartiere che si chiama come il fiume. In questo quartiere risiede la seconda parrocchia più grande della città. Questo fiume ha esondato e ha travolto moltissime case. Le persone sono scappate, alcune si sono stabilite nella parrocchia, altre hanno raggiunto parenti che abitano in altri quartieri.

Tutto questo è successo venerdì 17 aprile, e la domenica successiva il fiume è esondato nuovamente. Nel momento in cui vi parlo abbiamo avuto 45 morti senza conoscere con esattezza gli “scomparsi” (dispersi) che sono stati sommersi dal fango e dalla sabbia, e altri ancora che sono stati trascinati dentro al lago. Uvira è una piccola città di circa 200 km2 (circa 20 km di lunghezza e 10 km di larghezza) situata tra le montagne e il Lago Tanganyika.

Quando piove e i fiumi straripano, le acque invadono la città: pietre, sabbia, fango e spazzatura trascinano via tantissime cose, provocando moltissimi danni.
Quindi abbiamo avuto 45 morti e almeno 11.000 sfollati, che ora sono per strada.
La causa di tutto ciò è legato al fatto che le montagne che ci circondano sono a tre livelli di altezza diversi.

Ogni tanto piove sulle montagne più alte senza che piova in quelle più basse. Questo fa si che si creino dei bacini di acqua che corrodono la montagna e fanno crollare terra e acqua sulla città con violenza.
Questo fenomeno è accentuato anche dal fatto che sono stati tagliati la maggior parte degli alberi che si trovavano sulla montagna e sono state fatte delle coltivazioni la dove prima c’erano gli alberi.

In più le persone hanno costruito le loro case in prossimità degli argini del fiume, e lungo tutto il bordo del lago. Infatti a causa delle grandi piogge anche le acque del lago si sono alzate e hanno travolto le case che si trovavano nelle sue prossimità. Ci sono alcune case che sono praticamente costruite dentro al lago stesso. Ecco qui la situazione che stiamo vivendo ad Uvira.

Abbiamo ascoltato che questa mattina ci sono state delle manifestazioni contro le istituzioni e contro il governo.

Si è vero. Infatti negli ultimi giorni anche le autorità hanno cominciato a interessarsi alla situazione, ieri il governatore è arrivato, ma la popolazione si è riversata in strada per bloccargli la strada, sicuramente per manifestare la rabbia. Il problema è che le autorità non prendono cura delle persone vittime di queste tragedie ambientali, e quando provano a prendersene a cuore, si occupano solo di alcuni, dimenticando gli altri.

C’è anche la paura per il coronavirus: il Governo ha promesso di inviare una delegazione per venire a vedere e prendere coscienza della situazione, ma la popolazione si rifiuta di ricevere personale che arriva dalla capitale, Kinshasa, poiché in capitale si è già diffuso molto il coronavirus, e hanno paura che questa delegazione possa contagiarli. Infatti la popolazione vuole che il governo mandi le risorse per aiutare le persone, senza però inviare personale.

La cosa più terribile però è che al momento noi siamo isolati: a Nord ci sono due fiumi che non è possibile attraversare perché i ponti che permettevano la traversata sono stati portati via a causa delle piogge, verso l’est è stata chiusa la frontiera con il Burundi a causa del Coronavirus, e verso il sud, dopo il porto, c’è un fiume che ha trascinato molte pietre, che hanno bloccato la strada.

A Uvira non abbiamo coltivazioni, non ci sono terreni coltivati, tutti i prodotti agricoli vengono da una pianura che si trova a nord, oltre quei due ponti che sono stati portati via dai fiumi.

Anche la centrale dell’acqua potabile è stata distrutta dalla pioggia, quindi non abbiamo più acqua potabile in città. Le persone ora prendono l’acqua dai fiumi e dal lago, ma qui ci sono malattie come il colera, la febbre tifoidea e la bilharziosi. Quindi ci sono anche queste problematiche che dobbiamo affrontare e se non riapriranno la frontiera sarà durissima perché qui i centri sanitari sono molto fragili e limitati.

Normalmente le persone andavano a Bujumbura a comprare medicine e a curarsi, quindi stiamo chiedendo la possibilità di aprire un corridoio umanitario per permetterci di andare là anche per cercare acqua potabile. È una situazione davvero catastrofica e disperata, senza esagerare.

Com’è la situazione legata ai ribelli e alle incursioni armate?

Abbiamo appena scoperto tramite le notizie che abbiamo sentito in rete che i ribelli hanno continuato le loro incursioni sulle montagne. In realtà non si erano mai interrotte. Al contrario i ribelli stanno approfittando del fatto che ci sono altre problematiche e preoccupazioni, come il coronavirus e le piogge, per incrementare le azioni di violenza e di ostilità.

Sulle montagne stanno continuando gli scontri tra l’armata nazionale e i ribelli. Come forse saprete poi l’armata ribelle è composta di diverse fazioni appartenenti a diversi paesi: Burundi, Congo, Rwanda. Insomma la situazione di guerra è complessa e non si capisce bene chi si sta battendo con chi.