Una misteriosa malattia sta colpendo i giovani tra i 5 e i 15 anni di Gulu, Pajule e Kitgum. Si manifesta con convulsioni e veloci “ciondolamenti del capo” alla vista e all’odore del cibo. La chiamano “nodding desease”. Almeno 3 mila le vittime dell’epidemia, 200 i morti. Non si hanno cure. Il sospetto è che la malattia sia connessa all’esposizione di prodotti chimici tossici o a cibo contaminato. Forse frutto di sperimentazioni illegali di vaccini.

 

È da alcuni anni ormai che una misteriosa malattia sta affliggendo la giovane popolazione del Nord Uganda, in particolare nei distretti di Gulu, Pajule e Kitgum. Misteriosa nel senso che la scienza biomedica non è ancora in grado di identificarne con certezza eziologia le modalità di trasmissione e, di conseguenza, le cure efficaci.

La chiamano nodding desease (dall’inglese to nod, cioè “ciondolare il capo” o “abbassare il mento sul petto”, che è il gesto tipico della malattia). Colpisce i bambini, riducendoli a veri e propri “automi”.

I medici non sanno spiegare di cosa si tratta. All’inizio, fu scambiata per una forma di epilessia. In realtà è una patologia sconosciuta che si manifesta nei bambini dai 5 ai 15 anni con convulsioni e veloci “ciondolamenti del capo” alla vista e all’odore del cibo.

Secondo stime del governo ugandese, 3.000 bambini del Nord Uganda ne sarebbero affetti. Dal 2010 i morti sarebbero 200 (o di stenti o per cause correlate quali annegamenti, suicidi, cadute nelle fiamme del focolare…).
La malattia fu osservata – e riconosciuta – la prima volta negli anni ’60 in Sudan. Da lì si sarebbe estesa al Nord Uganda e alla Tanzania. Non c’è modo di curarla. Per ora, l’unica cosa che si può fare è quella di sottrarre dalla vista dei bambini alcuni cibi che procurerebbero la strana reazione.

Alcuni ricercatori hanno osservato una carenza di vitamina B6 nelle popolazioni in cui la malattia è prevalente e avrebbero ipotizzato una relazione con l’oncocercosi, detta anche cecità fluviale, causata da un parassita che si annida nelle acque stagnanti e che, secondo dati Organizzazione mondiale della sanità del 2007, avrebbe reso cieche oltre 3 milioni di persone.

Contattato da Nigrizia, il dottor Justin Ocaya, dell’ospedale di Pajule, incaricato distrettuale nella lotta contro la nuova epidemia, ci ha detto: «È vero: abbiamo una nuova grave epidemia che colpisce i bambini e causa convulsioni, ritardo mentale e uno strano ciondolamento del capo quando vedono cibo e acqua. Oltre 1.000 casi sono stati registrati nel distretto di Kitgum negli ultimi sei mesi. La morte è inevitabile. Non si hanno cure».

Suor Dorina Tadiello, medico e comboniana impegnata presso l’ospedale di Lacor (Gulu), spiega: «La situazione è molto, molto grave. Ci sono famiglie con 3 o 4 bambini colpiti. Quando i genitori devono recarsi nel campo, lasciano i figli a casa, ma non prima di averli legati con corde e catene a qualche palo, per evitare che si facciano del male».

La suora ha aggiunto: «C’è chi ha connesso la malattia all’esposizione di prodotti chimici tossici o a cibo contaminato. C’è stato anche chi ha ipotizzato che è il risultato di sperimentazioni illegali di vaccini. Si tratta soltanto di ipotesi. Se questa seconda fosse confermata, sarebbe una cosa gravissima».

Le popolazioni dei tre distretti ugandesi stanno affrontando da sole il dramma. Sono praticamente abbandonate a sé stesse, visto che il governo di Kampala non sa da che parte cominciare. Cresce la frustrazione tra le popolazioni che hanno poca voce in capitolo e scarsa capacità di rivolgersi ad autorità che potrebbero e dovrebbero aiutarle. In verità, suor Dorina riconosce che «il governo ha stanziato dei soldi perché i bambini colpiti possano essere ricoverati in strutture sanitarie. Ma non ci sono cure specifiche. Si è cominciato a somministrare ai colpiti pastiglie di sodio valproato, usato per trattare l’epilessia. Sembra che, dopo la somministrazione di questo farmaco, le convulsioni diminuiscano di numero e d’intensità. Ma siamo ancora in alto mare».