Mozambico
Lo spoglio elettorale è ancora in corso, ma le elezioni presidenziali del 15 ottobre danno un netto vantaggio, oltre il 60% dei voti, a Filipe Nyusi, rappresentante del Frelimo, il partito al potere dal 1975. In seconda posizione è Afonso Dhlakama, ex leader ribelle della Renamo. Accuse di brogli elettorali non inficiano il giudizio degli osservatori di elezioni sostanzialmente trasparenti e corrette.

MAPUTO – “Il Mozambico è addormentato”. Sul pullman che da Johannesburg lo riporta a Maputo, Aron – che in Sudafrica fa il meccanico – non aveva usato giri di parole per descrivere il suo Paese. Mancavano due giorni alle elezioni generali del 15 ottobre e superato il confine non era difficile accorgersene. Un volto sorridente occhieggiava praticamente da ogni muro, cartellone o semaforo: era quello di Filipe Nyusi, ministro della Difesa e candidato del Frelimo (Fronte di Liberazione del Mozambico), partito di governo fin dal 1975. L’impressione, però, non era di inazione, come sosteneva il giovane meccanico, ma di contraddittorietà. Mudança, cambiamento, e continuidade, continuità, erano le due parole d’ordine dei manifesti pro-Nyusi, stretto tra la necessità di rivendicare l’eredità del Frelimo – a cui doveva la sua ascesa politica – e quella di rispondere a cittadini che cominciavano a mostrarsi insofferenti.

Non da meno era il rivale, Afonso Dhlakama, ex leader ribelle della Resistenza nazionale mozambicana (Renamo). L’esperienza era uno degli argomenti forti del 61enne candidato, già sconfitto quattro volte, ma le sue foto – molte meno rispetto a quelle del ministro – sui muri di Maputo lo ritraevano  più giovane di almeno vent’anni. L’ambiguità di Dhlakama e Nyusi, però sembra aver avuto successo. Mentre questo articolo viene pubblicato, lo spoglio elettorale procede lentamente e il risultato appare chiaro: Nyusi ha ottenuto oltre il 60,6% dei voti, Dhlakama il 32,9% (ebbe il 16% cinque anni fa).

Inaspettatamente indietro il terzo uomo, Daviz Simango, sindaco della seconda città del paese, Beira, e candidato del Movimento democratico del Mozambico (Mdm). Lo stentato 6,6% raccolto finora – meno che nel 2009 – proietta ombre sul futuro del cinquantenne che molti opinionisti già avevano incoronato nuovo capo dell’opposizione. A Beira la notizia viene accolta scuotendo la testa: “Inspiegabile” è il commento più diffuso. Che avesse dunque ragione Aron – convinto che il suo Paese fosse ormai paralizzato – e non tutti quelli che raccontavano della voglia di andare avanti del Paese, indicando speranzosi i tanti giovani in fila ai seggi elettorali?

«Cambiamento non vuol dire necessariamente un passaggio di mano del governo»,  avverte però Salvador Angelo, missionario della Consolata nella capitale. «Nyusi stesso è considerato da alcuni un cambiamento, perché è del nord: ha visto come la popolazione di quelle regioni è stata dimenticata», lasciata ai margini della crescita economica degli ultimi anni. Dal 2009 al 2013 il Pil è aumentato, in media, quasi del 7% annuo, per la Banca mondiale. Merito dei giacimenti di petrolio, gas naturale, carbone e altri minerali scoperti di recente. Molti sono nelle regioni settentrionali o al largo delle loro coste, ma i proventi sono andati quasi sempre a beneficio dell’élite del sud.

Tra quelli che non credono che sarà Nyusi a invertire la tendenza ci sono molti abitanti di Munhava, popoloso e povero quartiere di Beira. «In tanti sono rimasti in piedi tutta la notte dopo il voto – raccontano in città – perché sostenevano che sarebbero arrivati uomini del Frelimo a sostituire le schede». La Renamo, a spoglio ancora in corso, ha inoltre fatto sapere che non avrebbe riconosciuto i risultati proprio per presunti brogli. Una tesi per ora smentita dagli osservatori internazionali: l’europarlamentare Judith Sargentini, che ha guidato quelli dell’Unione europea, ha parlato di una campagna elettorale “sbilanciata” a favore dei governativi, ma anche di una “buona trasparenza” del voto nella stragrande maggioranza dei casi.

La reazione degli ex ribelli, che ad agosto avevano firmato un nuovo cessate il fuoco con il governo, resta comunque la prima incognita da affrontare per il Mozambico che cerca di coniugare ‘cambiamento’ e ‘continuità’. La soluzione non è soltanto nelle mani del futuro presidente: lo stesso Dhlakama dovrà affrontare il problema della presenza, nel suo partito, di due correnti distinte, di cui una – quella degli ex combattenti – sembra spingerlo verso la linea dura. Un prezzo forse troppo alto da pagare per conservare la sua eterna leadership.

Anche Nyusi ha un’ombra da cui smarcarsi, quella del presidente uscente Armando Guebuza: l’attuale capo di Stato rimarrà – anche dopo l’avvicendamento nella residenza ufficiale di Ponta Vermelha – alla guida del Frelimo. Un posto da cui esercitare un ruolo di tutela e di influenza sul finora relativamente sconosciuto ex ministro e – sostengono i critici – evitare che vengano minacciati i vasti interessi economici che gli erano valsi il soprannome di “Guebusiness”. Proprio i rapporti del governo con le compagnie interessate a sfruttare le risorse mozambicane sono un’altra questione aperta per il Mozambico di domani. Nei mesi precedenti alle elezioni c’era chi si era chiesto cosa avrebbero fatto le multinazionali se il cambiamento fosse stato troppo netto. «Investireste i vostri soldi in un’economia che potrebbe non essere stabile?», aveva domandato Antonio Coutinho , direttore esecutivo di Standard Bank.

La preoccupazione della popolazione per l’avanzata di colossi come la statunitense Anadarko, l’anglo-australiana Rio Tinto, la brasiliana Vale e l’italiana Eni è però un’altra, e la riassume Salvador Angelo: «I grandi progetti, fonte di arricchimento per pochi, rischiano di diventare causa di più grande povertà per gli altri». L’arrivo di tecnici e dirigenti internazionali, ad esempio, ha fatto salire fortemente gli affitti delle case. Troppo per molti mozambicani, che devono dunque cercare di “arrotondare”, come diceva il compagno di viaggio di Aron sull’autobus da Johannesburg. Dipendente dell’ospedale di Beira, tornando a casa non si preoccupava  del voto, ma dei pezzi di ricambio per auto – acquistati in Sudafrica – che portava nel bagaglio. Avrebbe potuto rivenderli a prezzo maggiorato, nel Mozambico intrappolato tra mudança e continuidade.

Nella foto sopra Filipe Nyusi durante un comizio a Maputo (fonte: EPA)