Al-Kantara – dicembre 2014
Mostafa El Ayoubi

«Come il sacro Corano ci esorta, “Sii consapevole di Dio e di’ sempre la verità”. Questo è proprio quel che tenterò: fare del mio meglio nel dire la verità…». Non sono le parole di un nuovo imam al suo primo sermone in una moschea. Sono, invece, termini pronunciati dal presidente Barack Obama durante il suo famoso discorso al Cairo, il 4 giugno 2009 (foto in alto), quando annunciò l’intenzione degli Usa di chiudere il capitolo dello scontro e delle guerre con il mondo musulmano e di aprirne uno nuovo di mutuo rispetto e di pace. E Obama disse ufficialmente una verità: «Durante gli anni della guerra fredda gli Usa hanno avuto un ruolo nel rovesciamento del governo iraniano democraticamente eletto»; si riferiva al colpo di stato contro Mosaddek nell’agosto 1953.

Da allora quante altre verità sono state dette da Obama? E quante promesse sono state mantenute per migliorare il rapporto con i paesi islamici – non tanto con i loro governi, molti dei quali sono alleati fedelissimi della Casa Bianca – ma con le popolazioni musulmane che in gran parte nutrono tanto odio nei confronti degli americani? Un odio indotto. Si rammenti che, subito dopo la prima guerra mondiale, le dichiarazioni del presidente Woodrow Wilson circa l’importanza dell’«autodeterminazione» dei popoli resero gli americani agli occhi degli arabi una realtà benevola e una speranza per liberarsi del colonialismo europeo (specie inglese e francese). Ma, in seguito, la politica espansionistica degli americani nel Medio Oriente, e non solo, ha trasformato la speranza in delusione e odio nei confronti degli Yankee!

Con l’elezione di un presidente afroamericano – il primo negli Usa e per di più con parenti di fede islamica – la speranza è tornata a circolare tra i musulmani. Speranza in linea con le dichiarazioni pre-elettorali di Obama: «Io non voglio solo porre fine alla guerra [in Iraq]; voglio chiudere la mentalità che ci ha portato a questa guerra, in primo luogo» (31 gennaio 2008). Aveva inoltre dichiarato che, appena eletto, avrebbe chiuso il lager di Guantanamo dove sono detenuti dei prigionieri musulmani, accusati di terrorismo, ma senza capi d’accusa e senza processi.

Dopo sei anni di presidenza, Guantanamo è sempre aperto e il rapporto della commissione del Senato americano sulla tortura durante l’era George Bush è a tutt’oggi segreto. Perché non raccontare alla comunità internazionale la verità promessa?

Sul versante guerra convenzionale e guerra “per procura”, con Obama la situazione non è migliorata, anzi! 30 mila soldati aggiuntivi sono stati mandati in Afghanistan (i generali ne volevano40 mila). E il paese è diventato una polveriera.

Nel libro Obama’s War, pubblicato nel 2010, Bob Woodward – il giornalista del Washington Post, che 1972 insieme a Carl Bernestein, rivelò i retroscena dello scandalo Watergate – ha riferito dell’esistenza di una milizia di 3000 afghani pagata e addestrata dalla Cia per dare la caccia ai talebani. Ciò in palese contraddizione con il diritto e le convenzioni internazionali che Obama non ha rispettato. Come il suo predecessore. È utile ricordare che lo stesso Woodward rivelò diversi anni fa il fatto che Hussein, l’ex re di Giordania, è stato nel libro paga della Cia per 20 anni: il dittatore hachimita percepiva un milione di dollari l’anno (Liberation, 22 marzo 1996). Doveva “arrotondare lo stipendio”, a quanto pare!

Obama sarà alla Casa Bianca ancora due anni. E poco potrà fare per raddrizzare la crisi con il mondo islamico che nel frattempo è peggiorata. La guerra convenzionale in Libia, quella per procura in Siria, il pericoloso fenomeno Isis (la miope strategia politica americana ha contribuito al suo dilagare in Medio Oriente), il ritorno dei cacciabombardieri americani nel cielo iracheno: sono segnali che Obama non ha rispettato le promesse per la pace con il mondo musulmano.

E ora che è una “anatra zoppa”, dopo aver perso le elezioni di midterm sia al Senato che alla Camera, Obama diventerà sempre più una facile preda del “partito della guerra” dell’industria militare Usa che lo costringeva a modernizzare l’arsenale bellico, compreso quello nucleare.

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Mentre si avvia alla fine del secondo mandato, il presidente Usa presenta un bilancio fallimentare nei rapporti con il mondo musulmano.

 

Nella foto in alto il presidente degli Usa Barack Obama durante il discorso pronunciato al Cairo e rivolto al mondo musulmano il 4 giugno 2009.