Yamoussoukro, manifestazione contro il terzo mandato (Credit: netAfrique.net)

Il vecchio demone di mantenersi al potere contro tutto e contro tutti l’ha avuta vinta anche con Alassane Dramane Ouattara (Ado per gli ivoriani). Al di là dunque delle promesse e rassicurazioni – «non mi presenterò per un terzo mandato», aveva dichiarato lo scorso 5 marzo ‒ è bastata la morte del delfino (“mio figlio”, lo chiama) e candidato designato a succedergli, per convincere Ado a ritornare sui suoi passi.

Data migliore non c’era delle celebrazioni per i 60 anni dell’indipendenza, il 6 agosto, per dichiarare, nel corso del tradizionale discorso al paese, di portarsi candidato alle presidenziali del 31 ottobre: «Di fronte al caso di forza maggiore, ho deciso di rispondere positivamente all’appello dei miei concittadini». Arrivando a presentare la scelta come «un sacrificio».

E sarà, così annuncia, una vittoria per KO. Per Ado non c’è retroattività prevista dalla Costituzione della terza repubblica, e quindi, lancette rimesse a zero, nulla gli impedisce di riportarsi candidato. L’investitura ufficiale da parte del suo partito, il Rassemblement dei houphouetisti per la democrazia e la pace (Rhdp) si è svolta il 22 agosto in uno stadio Houphouët-Boigny di Abidjan stracolmo di militanti, venuti da ogni dove.

L’annuncio, pur non sorprendendo nessuno, ha visto tutta l’opposizione decisamente schierata contro la candidatura del presidente, considerata secondo la sua lettura della Costituzione del 2016 assolutamente “illegale”.

Sono seguiti manifestazioni e scontri con le forze dell’ordine che hanno provocato una trentina di morti. In queste settimane di avvicinamento alle elezioni, ogni manifestazione è vietata, ma la mobilizzazione continua anche per chiedere la dissoluzione del Consiglio costituzionale e quella dell’attuale commissione elettorale.

La nuova Costituzione, approvata per referendum il 30 ottobre 2016 ed entrata in vigore l’8 novembre successivo, stabilisce che il presidente della repubblica sia eletto a suffragio universale diretto per un mandato di 5 anni, rinnovabile una sola volta. E questo per l’opposizione rende Ouattara un candidato irricevibile.

Quattro candidati

Saranno solo 4 i candidati alle elezioni. Così il 14 settembre ha deciso il Consiglio costituzionale, scartando gli altri 40 candidati, molti dei quali per non aver potuto riunire i parrainage (patrocini)da tutte le 17 regioni del paese. I ritenuti sono Henri Konan Bédié, Pascal Affi N’Guessan (ex primo ministro), Kouadio Konan Bertin, dissidente del partito di Bédié, e naturalmente Alassane Ouattara. Candidatura rigettata soprattutto per Laurent Gbagbo e Guillaume Soro, impossibilitati a iscriversi sulle liste elettorali.

A poter sfidare Ouattara è soprattutto l’ottantaseienne Bédié ‒ presidente del Partito democratico della Costa d’Avorio (Pdci), già capo dello stato dal ’93 al ’99 ‒ ufficialmente investito dal suo partito, il Partito democratico della Costa d’Avorio (Pdci), sabato 12 settembre a Yamoussoukro, la capitale, alla presenza di decine di migliaia di militanti riuniti sulla piazza Giovanni Paolo II.

Una investitura cui erano presenti anche altre delegazioni dell’opposizione, in particolare i rappresentanti di Guillaume Soro e dell’ex presidente Laurent Gbagbo, ora in Belgio, assolto dalle accuse di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale, ma condannato a 20 anni di carcere nel suo paese per aver sottratto denaro, tra il 2010 e il 2011, dalla Banca centrale degli Stati dell’Africa occidentale. Gbagbo vorrebbe rientrare in Costa d’Avorio, ma i suoi tentativi per ottenere un nuovo passaporto sono stati fino ad ora vani.

Saprà l’opposizione rispondere positivamente all’appello di Bédié di unirsi a lui in una santa alleanza per barrare la strada al trionfo di Ouattara? Niente di meno sicuro…Sembra che Soro e Gbagbo insistano perché ciò avvenga.

Manca riconciliazione

Di certo in campagna elettorale Ouattra non mancherà di sbandierare i dati economici. Con una crescita dell’8,6 % l’anno dal 2012, la Costa d’Avorio contava di accedere al rango di economia emergente in questo 2020. A rovinare tutto, ecco il coronavirus. Ciononostante rimane il 1° produttore di cacao nel mondo con più del 35 % del mercato; inoltre occupa i primi ranghi anche di altri prodotti agricoli di esportazione (caucciù, noce di acajù, cotone, caffè, olio di palma, banane, ananas, cola…).

Il settore secondario è dominato dalle raffinerie di petrolio (esporta prodotti petroliferi) e dall’agroalimentare. Il settore terziario (47 % del Pil) è dominato dalle attività bancarie, i trasporti, la telefonia mobile….

In ogni caso si va alle presidenziali in un clima di tensione palpabile, come racconta a Nigrizia Celestin Gnonzion, docente di Scienze della comunicazione all’Università Cattolica e all’Università Statale di Abidjan:

Manca soprattutto la riconciliazione tra i suoi principali attori politici. Ouattara ha più volte manifestato la sua volontà di porre atti di riconciliazione, che però gli oppositori non scorgono. Certo, ha annunciato misure di pacificazione nei confronti dell’ex alleato nella ribellione, Guillaume Soro, ma alcuni suoi fedeli sono in carcere da fine 2019 e lui si trova in esilio “volontario” in Francia.

È stata accordata la grazia a circa 2 000 individui, però condannati per reati minori. Simone Gabgbo, la moglie di Laurent, è stata amnistiata, ma il marito è tenuto fuori dal gioco politico. Difficile parlare di riconciliazione… Di qui la convinzione dell’opposizione che denuncia che non ci sono le condizioni per elezioni senza violenze, libere e trasparenti.