Pacifisti in movimento
La marcia Perugia-Assisi del 19 ottobre è un’occasione per far convergere le due principali anime del pacifismo italiano. Anche se il Movimento nonviolento ha deciso di non aderire. Intanto è in partenza la raccolta di firme per la difesa civile non armata e la campagna “no F-35” ha indotto il governo Renzi a ridimensionare l’impegno di spesa per i cacciabombardieri.

Autunno caldo per il movimento pacifista di casa nostra, tra manifestazioni, marce, raccolte di firme, discussioni più o meno diplomatiche e precise divergenze. Partendo da queste ultime, va segnalato che il Movimento nonviolento ha scelto di non aderire, spiegando in un comunicato che «l’Appello per la Perugia-Assisi – la cui stesura non è stata condivisa con alcuna delle organizzazioni associative, culturali, sindacali, che da sempre animano la Marcia della Pace – è del tutto generico e superficiale, e non tiene conto del ritorno violento della guerra come continuazione della politica con altri mezzi in Palestina e Israele, in Siria, in Iraq, in Libia, in Afghanistan, Ucraina, Rd Congo, Nigeria e nelle decine di altre zone del mondo, di fronte al quale la comunità internazionale è impotente o complice, come il nostro paese che continua a vendere armi a tutte le parti in conflitto». Una posizione di cui si dovrà tener conto.

Guardando avanti, comincerà davvero il 4 novembre (doveva iniziare il 2 ottobre) la raccolta di firme per l’Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta. Questo è il titolo, registrato presso la Corte di cassazione e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, della proposta di legge di iniziativa popolare: perché possa essere depositata alla Camera e quindi discussa, servono 50mila firme.

L’obiettivo è realizzare un meccanismo di difesa, alternativo a quello militare, dotato di specifiche risorse economiche (un fondo di 100 milioni di euro l’anno), e che i cittadini possano contribuire a finanziare, scegliendo di destinare il sei per mille dell’imposta sul reddito.

I promotori dell’iniziativa (Conferenza nazionale enti di servizio civile, Forum nazionale per il servizio civile, Rete della pace, Rete italiana per il disarmo, Sbilanciamoci!) sanno che, oltre alle firme e al pressing sui parlamentari, c’è la necessità di moltiplicare le occasioni di dibattito per irrobustire il consenso popolare sul tema. Anche perché il grosso dell’opinione pubblica sa a malapena che la Costituzione ripudia la guerra (art. 11) e non è un scherzo portarla a riflettere su disarmo, prevenzione dei conflitti, riconversione dell’industria militare e a prendere confidenza con l’idea che «la difesa della patria è molto più articolata ed estesa di quella semplicemente militare».

Occasioni per tenere alta la bandiera della difesa civile non armata sono state Verona, il 25 aprile, con l’Arena colma di pace e disarmo (foto), e Firenze, il 21 settembre, con la manifestazione “Facciamo insieme un passo di pace”.

Un altro momento privilegiato per entrare nel merito delle scelte di guerra e di pace è la campagna “Taglia le ali alle armi” della Rete italiana disarmo, che chiede al governo italiano di rinunciare all’acquisto dei cacciabombardieri F-35. E non lo fa inanellando slogan, ma contestando punto su punto il programma Joint Strike Fighter (Jsf) ed elencandone le incongruità etiche, politiche, economiche, industriali, strategiche e persino militari. Una campagna che dura da cinque anni e che ha indotto, qualche settimana fa, il governo Renzi a ridimensionare l’impegno di spesa per gli F-35.

Se il movimento pacifista sarà in grado di fare massa critica su difesa civile e no F-35, lo si vedrà anche alla Marcia Perugia-Assisi del 19 ottobre “Contro la terza guerra mondiale”. Dopo i dissidi che durano dal 2013 (epicentro: la gestione più o meno collegiale della Tavola della pace), è in atto faticoso riavvicinamento tra i gruppi e associazioni che hanno costituito quest’anno la Rete della Pace (tra questi Acli, Agesci, Arci, Movimento non violento, Pax Christi, Associazione per la pace, Conferenza degli istituti missionari in Italia) e dato vita alle manifestazioni del 25 aprile e del 21 settembre, e la Tavola della pace (che il 17 settembre ha comunicato di aderire alla manifestazione di Firenze) che organizza la marcia e di cui fanno parte i francescani del sacro convento di Assisi e Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace.