Pontefice in Centrafrica

“Tra cristiani e musulmani siamo fratelli”: lo ha detto oggi Francesco, incontrando nella moschea centrale di Bangui la comunità musulmana e sottolineando il suo “no” alla violenza, “in particolare a quella che è perpetrata in nome di una religione o di Dio”.

Accolto da cinque imam ai margini dell’area della moschea riservata alla preghiera, il papa ha fatto riferimento al conflitto civile divampato nella Repubblica Centrafricana alla fine del 2012. “Sappiamo bene – ha detto – che gli ultimi avvenimenti e le violenze che hanno scosso il vostro paese non erano fondati su motivi propriamente religiosi. Chi dice di credere in Dio dev’essere anche un uomo o una donna di pace. Cristiani, musulmani e membri delle religioni tradizionali hanno vissuto pacificamente insieme per molti anni. Dobbiamo dunque rimanere uniti perché cessi ogni azione che, da una parte e dall’altra, sfigura il volto di Dio e ha in fondo lo scopo di difendere con ogni mezzo interessi particolari, a scapito del bene comune”.

Il papa ha poi evidenziato che “in questi tempi drammatici i responsabili religiosi cristiani e musulmani hanno giocato un ruolo importante per ristabilire l’armonia e la fraternità tra tutti”, compiendo gesti di solidarietà e accoglienza verso i loro compatrioti di altra fede.

Diversi anche i riferimenti alla transizione politica in corso a Bangui. “Non si può che auspicare – ha detto Francesco – che le prossime consultazioni nazionali diano al paese dei responsabili che sappiano unire i centrafricani, e diventino così simboli dell’unità della nazione piuttosto che i rappresentanti di una fazione. Vi incoraggio vivamente a fare del vostro paese una casa accogliente per tutti suoi figli, senza distinzione di etnia, di appartenenza politica o di confessione religiosa”.

Dopo l’incontro con la comunità musulmana, nel quartiere di Pk5, il papa celebrerà una messa nello stadio di Bangui, ultimo momento del suo primo viaggio in Africa. (Misna)