Patto Italia-Albania. Via libera della Camera all’accordo con Rama
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Tra interrogativi di diritto internazionale e umanitario arriva l’ok. Il ddl passa al Senato
Patto Italia-Albania. Via libera della Camera all’accordo con Rama
25 Gennaio 2024
Articolo di Redazione
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Edi Rama e Giorgia Meloni alla firma dell'accordo

Senza attendere il pronunciamento della Corte costituzionale di Tirana, il 24 gennaio la Camera dei deputati ha approvato il disegno di legge di ratifica del protocollo Italia-Albania con 155 i voti favorevoli, 115 i contrari e 2 astenuti. Ora il provvedimento passa al Senato, dove l’iter dovrebbe essere più rapido e probabilmente anticiperà anche la corte albanese che deve arrivare a sentenza entro il 6 marzo.

Potrebbe dunque accadere che ciò che passa per il parlamento italiano possa essere bloccato in Albania. Dove intanto, il 23 gennaio, sul sito del primo ministro Edi Rama sono stati pubblicati, in lingua locale, i 14 articoli dell’intesa, insieme a due allegati.

Il primo in cui si fa riferimento alle due zone dove sorgeranno i centri e un secondo dove viene affermato che, entro 90 giorni dall’entrata in vigore dell’intesa, l’Italia verserà all’Albania “16,5 milioni di euro per il primo anno di attuazione del protocollo”.

Avanti si è portata anche la maggioranza di governo che ha respinto tutti gli emendamenti, ordini del giorno e pregiudiziali di costituzionalità e merito presentati dalle opposizioni. Tra questi quello che crea più discussione dal punto di vista costituzionale e di diritto internazionale: nei Centri per persone migranti a gestione italiana aperti in Albania non sarà “garantito l’accesso agli avvocati, ai loro ausiliari, né alle organizzazioni internazionali e alle agenzie dell’UE che prestano consulenza e assistenza ai richiedenti protezione internazionale”. 

Il governo ha dichiarato inoltre l’intenzione di trasferire solo uomini soccorsi in acque internazionali, facendo sbarcare in Italia minori, donne e gli altri soggetti vulnerabili. Nonostante sia stato cassato l’emendamento che questo escludeva.

Quel che non è chiaro è come si avranno le procedure di screening, che presumibilmente dovrebbero avvenire già a bordo delle navi, e per le quali non vi è stata chiarezza, per cui restano punti interrogativi legali e operativi, presentati già in fase di audizioni da diverse realtà che si occupano di immigrazione.

E soprattutto come verrà giustificato il mancato accesso al suolo italiano e la gestione extraterritoriale delle domande di asilo.

Il rischio che in questo primo screening vengano di fatto messe in atto anche delle procedure accelerate di frontiera, per dar via a veloci rimpatri, mentre si procede con il trattenimento delle persone in un Paese terzo, rappresenta secondo varie ong un nuovo attacco sferrato al diritto di asilo.

Di fatto sorgono dubbi anche sui numeri reali di questo patto. Secondo quanto votato alla Camera, a pieno regime nei centri in Albania saranno “delocalizzate” non più di 3mila persone migranti contemporaneamente. Tanta sarebbe la capienza dei centri.

Persone che, secondo quanto stabilito dal governo, dovrebbero alternarsi mensilmente, cioè arrivare a un responso della loro richiesta in una tempistica di massimo 30 giorni. Tempistica irreale in tutto il territorio nazionale ad oggi.

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