Uganda / La vicenda Eni-Tullow
Il governo ugandese deve decidere se dare o meno il via all’attuazione dell’intesa d’acquisto dei giacimenti petroliferi, firmata tra l’impresa italiana Eni e la società Heritage. A mettersi di traverso è il gruppo britannico Tullow Oil che, esercitando il suo diritto di prelazione, blocca il perfezionamento del contratto.

Dopo aver incontrato ieri, a Kampala, i rappresentanti della Cnooc (China national offshore oil corporation), giunti in Uganda per esprimere il loro interesse a collaborare con la Tullow Oil nei giacimenti ancora in vendita, il presidente ugandese Yoweri Museveni ha dichiarato che il governo prenderà del tempo per valutare tutte le alternative in campo.

L’attuazione o meno dell’intesa d’acquisto – per un ammontare di 1,5 miliardi di dollari – firmata a novembre scorso tra l’italiana Eni (Ente nazionale idrocarburi, società per azioni a controllo pubblico) ed Heritage, e riguardante la quota parte di quest’ultima nei due giacimenti petroliferi situati sul lato ugandese del Lago Alberto, spacca la classe politica di Kampala. C’è chi, come il ministro dell’Energia. Hillary Onek, appoggia pubblicamente la posizione dell’Eni. In questo senso vanno, almeno, le sue dichiarazioni rilasciate giovedì scorso.

Alcuni membri dell’esecutivo vedono, invece, di cattivo occhio l’entrata del gigante italiano nel mercato energetico ugandese. È quanto rivela Il Sole 24 Ore dicendo che il ministro ugandese della difesa avrebbe inviato un’informativa al presidente Museveni per avvertirlo che l’acquisto della quota di Heritage «darebbe alla Libia e all’Eni il totale controllo delle politiche lungo il fiume Nilo, dall’Uganda all’Egitto».

La Tullow Oil – che ha esercitato il suo diritto di prelazione sui giacimenti lo scorso 17 gennaio, bloccando di fatto, per i motivi ancora non conosciuti, il perfezionamento del contratto tra l’Eni e l’Heritage – è in cerca di altri partner commerciali a cui cedere fino alla metà dei giacimenti in vendita.

Oltre alla Cnooc che si è pronunciata ieri durante l’incontro con il presidente Museveni, si fanno i nomi anche di altre due grandi multinazionali: Total e Exxon Mobil.

Con l’entrata in gioco del potente operatore nazionale cinese, le cose potrebbero, ora complicarsi per l’Eni in Uganda. Tuttavia, il gigante italiano ha messo, e continua a mettere, tutte le forze in campo per portare l’ago della bilancia dalla sua parte.

Infatti, anticipando l’azione della Tullow, il ministro degli Esteri Franco Frattini si era recato il 15 gennaio scorso a Kampala per una missione diplomatica. In una nota di domenica scorsa, l’agenzia Reuters ha rivelato che l’Eni sarebbe disposta ad aumentare la propria offerta iniziale d’acquisto di circa 300 milioni di dollari, di cui una parte andrebbe all’Uganda.