Proteste del movimento Hirak in Algeria (Credit: Ghada H.)

Metterci il corpo era diventata la linfa delle piazze del mondo. Giovani, donne e attivisti di ogni continente, etnia e religione chiedono da tempo un’altra umanità. La loro sola presenza manifesta fame e sete di giustizia (Mt 5,9). Fisicità in marcia verso il nuovo. Forza straripante di un fiume in piena. Pressione costante sui regimi di turno.

Caso Hirak in Algeria. Dopo un anno e 56 inarrestabili venerdì consecutivi anche il movimento nonviolento algerino deve cambiare strategia di lotta. Il virus Corona ci barrica oggi dentro casa (non tutti…che casa hanno i rifugiati siriani che bussano alle porte dell’Europa? E chi vive nei campi sulle isole greche di Lesbo e Kios?) e toglie il fiato ai polmoni dei positivi e delle proteste popolari. Lo rimpolpa, invece, alle autorità che hanno in mano le redini del potere.

Dà respiro ai loro regimi più o meno militarmente arroccati: dall’Algeria, all’Egitto. Dal Sudan, al Togo. Manna dal cielo per presidenti attaccati a sedie inamovibili. Al massimo disponibili per delfini prestanome come è già successo in Rd Congo e come si appresta a succedere, con le prossime elezioni, in Burundi e Costa d’Avorio.

Con eserciti che tengono in casa la gente ormai silenziata e dispersa. Legittimando le proprie dittature e minacciando a morte le speranze del nuovo della società civile. Con controlli asfissianti su spostamenti e uscite personali mentre il mondo si ritrova senza presa nel cercare di tenere in pugno l’emergenza mondiale. Da Trump a Boris: leader imbarazzanti che non sanno più come agire o parlare. Come l’Ue in ordine sparso sul contenimento del virus. E latitante come sempre sui rifugiati.

E poi cosa sarà? Anzi, adesso? Ora è il momento di ripensare davvero tutto. Non ci sono alternative. Certo ne usciremo da quest’emergenza. Non sappiamo però come e quando.

Intanto il Cristo silenziato e crocifisso dentro le pareti di casa, nelle corsie degli ospedali, ai confini tra Turchia, Grecia e Bulgaria, nel Corno d’Africa invaso dalle locuste, nel Sahel infestato dal terrorismo, nel cuore del Mediterraneo, dove e come risorge?

Dopo le macerie mondiali, risorge nel sogno di un nuovo Giubileo planetario. Nella Bibbia il Giubileo era il tempo propizio, ogni sette anni, per far riposare la terra, cancellare i debiti, liberare gli schiavi restaurando così l’ordine e l’armonia delle origini. Il Buen vivir latinoamericano, l’Ubuntu afro. Che ridà fiato ai poveri (Es 23,10-11).

Ripartendo da questo Giubileo sostenuto da un grande movimento popolare mondiale è urgente ricostruire un nuovo modo di vivere. Con i popoli della terra verso la montagna della fraternità universale, dell’ecologia integrale e della giustizia globale. Come indica il profeta Isaia: sui sentieri della pace (Is 2,2-5).

Hirak
Il movimento nonviolento algerino nasce nel febbraio 2019 per chiedere un cambiamento radicale nel sistema di potere in atto nel paese. In pochi mesi ottiene, attraverso una strategia di manifestazioni pacifiche ogni venerdì sulle piazze dell’Algeria, la rinuncia alla candidatura del presidente Bouteflika e, in seguito, le sue dimissioni. La protesta, novità assoluta sullo scenario algerino, boicotta le elezioni presidenziali del dicembre 2019 e continua nella richiesta pressante di politiche sociali inclusive, della liberazione dei prigionieri politici e dei manifestanti e di un vero cambiamento ai vertici delle istituzioni.