La carica é ben oltre quella famosa che sorpassa appena i 100: parte da 130 persone che ci credono e che non si voltano dall’altra parte mentre muoiono in mare fratelli e sorelle che rischiano tutto nel Mediterraneo. Ci mettono faccia, cuori e talenti. Vanno ora alla ricerca di altri alleati, strategie e mezzi per lanciarsi nel Mare Nostrum in autunno. Ma già si lanciano nel mare aperto del contagio collettivo e del passaparola, per dare fiato alla speranza di chi non si rassegna. La nave é già individuata. Ora il rush finale per aggiudicarsela.

Il Manifesto é pronto e recita netto e chiaro: “Il Mediterraneo, per secoli culla di civiltà e patrimonio di culture e di visioni, oggi è diventato cimitero di uomini alla ricerca di un futuro migliore. Noi vogliamo bloccare queste stragi che, ormai nell’indifferenza, continuano inesorabilmente ad avvenire nel nostro mare. Vogliamo salvare la vita di ogni uomo, donna, bambino a prescindere dalla nazionalità, dalla religione e dai motivi che li spingono a migrare. Vogliamo ribadire l’obbligo morale di rispettare la vita. Per fare questo, vogliamo mettere una nave in mare”.

Nel giorno in cui l’Unhcr presenta il suo rapporto dettagliata sulle violenze, le violazioni dei diritti umani e sugli abusi nei confronti dei migranti sulle rotte che portano al Nord Africa, qualcosa di nuovo si muove tra gli attori del Mediterraneo. Dove servono sempre più navi e mezzi di soccorso di fronte ad un Europa assente e, in qualche caso, complice di tanti morti in mare. E un Italia specialista nel multare le navi, sequestrarle, addestrare e pagare la guardia costiera libica per trattenere i migranti. Milizie spregiudicate troppo spesso responsabili di violenze inaudite e crimini contro l’umanità. Che riportano in territorio libico, carico di torture e abusi generalizzati sulla pelle dei più poveri, i sogni e i progetti dei migranti.

Resq vuole essere allora lo specchio dell’altra Italia che non si arrende, come recita ancora il Manifesto: «Vogliamo che la nostra nave e l’azione di salvataggio rispondano unicamente alle Leggi del Mare e al Diritto Internazionale, secondo i principi imprescindibili e non negoziabili di umanità, imparzialità, indipendenza e neutralità. Vogliamo che batta bandiera italiana. Vogliamo che diventi emblema di accoglienza, riparo, salvezza. In realtà in maniera simbolica vorremmo poter esporre le 196 insegne dei rispettivi stati riconosciuti, oppure una sola, quella della pace. La bandiera italiana rappresenta la società civile a cui questo progetto appartiene».

Nigrizia è già salita a bordo. E ci tiene a esserci a Milano, alla presentazione ufficiale, rappresentata dai comboniani fratel Antonio Soffientini e Marco Colombo. Che chiedono a Luciano Scalettari, giornalista di Famiglia Cristiana e presidente di Resq, di presentarne la genesi…

…e a Gherardo Colombo, noto ex magistrato e presidente onorario di Resq, il suo valore politico e il desiderio di tendere una mano a chi sta affogando, chiunque esso o essa sia: