Cinema: l'Africa si racconta al Fescaaal di Milano - Nigrizia
Cinema Politica e Società
Tre i film in concorso fra i lungometraggi, mentre i corti provengono tutti dal continente
Cinema: l’Africa si racconta al Fescaaal di Milano
Fra i temi la riscoperta dell'appartenenza e la salute mentale, questione delicata e in genere poco affrontata
29 Aprile 2024
Articolo di Anna Jannello
Tempo di lettura 6 minuti
Un'immagine dal film Demba, del regista senegalese Mamadou Dia

Per la 33esima edizione del Festival del cinema Africano, d’Asia e America Latina, la zebra prismatica – dal 2016 simbolo della manifestazione – si moltiplica per tre come i tre continenti che vengono raccontati, attraverso le voci di registe e registi, nei 42 film selezionati nelle diverse sezioni (di 29 pellicole è possibile anche la visione in streaming su MYmovies).

E siccome “three is perfection” come recita il claim di quest’anno, il 33esimo festival inizia a Milano venerdì 3 maggio con la proiezione, al cinema Godard della Fondazione Prada, di Fremont del regista iraniano Babak Jalali, interpretato da una giovane rifugiata afghana Anaita Wali Zada e dalla star hollywoodiana Jeremy Allen White.
Alla fine di ogni proiezione i registi ospiti del festival (le direttrici Annamaria Gallone e Alessandra Speciale hanno segnalato la difficoltà di ottenere i visti soprattutto per i registi africani ) discuteranno con il pubblico, così pure sarà possibile un incontro più ravvicinato all’Ora del tè, classico appuntamento del pomeriggio al bar Il Girevole del San Fedele, sala “storica” nel centro di Milano che, sabato 11 maggio, come tutti gli anni ospiterà la premiazione.

Il film di chiusura, domenica 12 maggio alla cineteca Arlecchino, è Les Meutes del marocchino Kamal Lazraq, l’avventura “tutta in una notte” di un padre e figlio, piccoli criminali nel mondo brutale della periferia di Casablanca (uscirà in Italia con il titolo Noir Casablanca).

Africa Talks, l’approfondimento a cura del Coe e Fondazione Edu, è dedicato quest’anno all’industria culturale e creativa in Africa con un focus sulle arti visive. Alla tavola rotonda, martedì 7 maggio all’Arlecchino, partecipano quattro ospiti dal continente e dalla diaspora per discutere l’evoluzione e la spinta creativa nelle arti visive dell’Africa contemporanea.
A seguire, la proiezione di Over the Bridge del regista nigeriano Tolu Ajayi: ambientato nel quartiere degli affari della Lagos moderna, racconta la crisi di un affermato manager dinnanzi alle pressioni di una società sempre più corrotta e spietata.

Una panoramica dei film africani nelle varie sezioni

Al concorso lungometraggi “Finestre sul mondo” – in palio c’è il premio da 8mila euro del comune di Milano – partecipano tre film africani. Disco Afrika: une histoire malgache, opera prima di Luck Razanajaona, racconta il risveglio della coscienza politica di un ragazzo del Madagascar che sulle tracce del padre, musicista e rivoluzionario, scomparso durante una manifestazione negli anni 70, riflette sulla sua condizione e sulle ingiustizie del suo paese scoprendo anche in lui il desiderio di lottare. Mambar Pierrette della camerunese Rosine Mbakam, presentato a Cannes 2023, è il ritratto tra documentario e fiction di una sarta (la cugina della regista, che mette in scena sé stessa) che nel suo piccolo atelier nella periferia di Douala diventa la confidente dei clienti e affronta da sola mille avversità. In Demba il regista senegalese Mamadou Dia affronta il tema della salute mentale, considerato quasi un tabù nella cinematografia africana sub-sahariana.

La sezione cortometraggi è, come sempre, interamente dedicata al continente africano: sono in concorso dieci brevi fiction e documentari realizzati da giovani registi provenienti da tutta l’Africa e dalla diaspora con l’obiettivo di mostrare nuove tendenze e sperimentazioni. Tra i selezionati ci sono, in prima italiana, i lavori di tre giovani registi inglesi afrodiscendenti: Pray, dello scrittore Caleb Azumah Nelson al suo debutto nella regia, indaga il valore della fratellanza e della comunità dinnanzi al dolore di una perdita; in Muna la regista Warda Mohamed racconta il ritrovato senso di appartenenza alla propria cultura di una giovane di origine somala; nella commedia Festival of Slaps del regista Abdou Cissé, gli schiaffi di una madre nigeriana innescano una riflessione umoristica sugli stereotipi culturali e sulla comunicazione fra generazioni.

Sempre in anteprima italiana: Love, Your Neighbour di Jethro Westraad ironizza sui sistemi di sicurezza dei quartieri residenziali di Durban, Sudafrica, che rinchiudono i residenti in un perenne lockdown; dal Kenya arriva invece Stero, divertente omaggio al potere dell’immaginazione infantile di Tevin Kimathi e Millan Tarus, dove un bambino cerca di sfidare le regole repressive della sua scuola grazie all’aiuto di un immaginario maestro di arti marziali; il regista franco-algerino Azedine Kasri presenta The Kiss, storia di due giovani innamorati algerini che, non essendo sposati, devono affrontare una vera e propria corsa a ostacoli per scambiarsi il primo bacio. L’egiziano Morad Mostafa, porta per la terza volta al Fescaaal un suo corto, I Promise You Paradise: un giovanissimo migrante africano in Egitto in seguito a violenti scontri è costretto a vagare per Il Cairo insieme alla compagna e alla bimba appena nata per salvarle dalla miseria e raggiungere il “paradiso”.

Tre le registe donne: la senegalese Awa Moctar Gueye presenta Dusk , ambientato alla periferia di Dakar è un racconto tenero, dall’atmosfera fiabesca, sulla questione di genere e l’affermazione di una leadership al femminile; Fatima Kaci, sceneggiatrice e regista francese di origini tunisine, in La voix des autres descrive la storia di Rim, una interprete tunisina che lavora in Francia nelle procedure dei richiedenti asilo e vorrebbe aiutarli anche contravvenendo alle regole della sua professione; Elen Sylla Grollimnud, fotografa, videomaker e regista d’animazione, nel documentario autobiografico Villa Madjo riflette sui temi del meticciato e sul concetto di identità partendo dall’osservazione che suo padre, bianco, è nato in Africa, e che sua madre, nera, è nata in Europa.

Italia multiculturale 

Il concorso Extr’a è dedicato ai film di registi italiani (o stranieri residenti in Italia): i 13 film selezionati, senza distinzione di genere o durata, hanno come soggetto le tematiche dell’Italia multiculturale. Parlano del legame dei protagonisti con l’Africa: Casablanca, di Adriano Valerio (in collaborazione con Institut Français) racconta l’immigrazione attraverso la storia d’amore tra Fouad, clandestino marocchino che vive da anni in Umbria, e Daniela, ex tossicodipendente dell’alta borghesia pugliese; Lonely di Michele Pennetta (in collaborazione con Consolato Svizzero) delicato docu-fiction descrive l’amicizia e l’amore condiviso per la musica di due adolescenti, lei nigeriana e lui italiano, in una provincia del Nord Italia; The Meatseller, film d’animazione di Margherita Giusti, prodotto da Luca Guadagnino e vincitore di un David di Donatello 2024, la storia vera di Selinna Ajamikoko, giovane ragazza nigeriana che vuole diventare una macellaia come sua madre e s’ imbarca in un lungo pericoloso viaggio verso l’Italia; in Maieti, cortometraggio di Matteo Boscolo Gioachina, Miriam è una ragazza di 17 anni, egiziana di seconda generazione che vive con la madre e le sorelline a Milano e tenta di evadere dalle responsabilità verso la famiglia cercando rifugio nel gruppo di amici.

Infine Eldorado di Mathieu Volpe sul difficile viaggio di un giovane africano per passare il confine nelle Alpi fra Italia e Francia e The strong Man of Bureng, odissea di un ex soldato Onu del Gambia che avvia con successo un’attività in Europa ma resta bloccato in Africa durante l’epidemia di Covid-19.

Il programma di ogni giorno https://www.fescaaal.org/programma/.

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