Parole del Sud – Ottobre

Nell’ottobre 1986, Elmar Klinger, noto teologo tedesco, già assistente di Karl Rahner, partecipò per la prima volta a un incontro dei vescovi latino-americani, tenuto a São Roque, presso São Paulo (Brasile). Anni dopo, ricordando quell’evento, scrisse: «Indimenticabile per me la predica che Pedro Casaldáliga tenne nel corso della liturgia di apertura. Disse che il lavoro pastorale, se vuole essere autentico, in America Latina deve possedere tre baricentri: l’opzione per i poveri, la teologia della liberazione e la venerazione dei martiri latino-americani».

Quella predica fu uno shock per Klinger: «Prima di allora non avevo udito nulla di simile. In Germania nessuno mai affermerà che la teologia, in generale, e la liberazione, in particolare, debbano garantire e assicurare l’autenticità dell’agire ecclesiale. Nel mio paese si vede nella teologia una disciplina accademica, nella liberazione una via politica, e in qualsivoglia teologia della liberazione il tentativo della teologia di sottomettersi alla politica e non di essere il luogo e il principio stesso di azioni politiche… Nel mio paese l’opzione per i poveri indica un lavoro caritativo e un’attività sociale, ma non può caratterizzare l’agire della chiesa in quanto tale».

Chi è dom Pedro Casaldáliga, le cui parole sorpresero tanto profondamente il teologo tedesco?

Nato in Spagna nel 1928 e divenuto sacerdote nel 1952, nel 1968 Pedro Casaldáliga si trasferisce in Amazzonia, Brasile. Nel 1971 è consacrato vescovo di São Félix de l’Araguaia, nello stato del Mato Grosso, incarico che ricopre fino al 1978, quando dà le dimissioni per raggiunti limiti di età.

Dom Pedro è una persona esile, percorsa però da un’energia ad altissima tensione, che si sprigiona quando è chiamato difendere una causa che ritiene giusta, sia dentro che fuori la chiesa, o quando è in ballo la sua fedeltà ai poveri o alla profetica battaglia per una chiesa aderente al Vangelo e per una società libera da ogni forma di oppressione.

Impressionanti sono la sua chiarezza di pensiero e la sua coerenza di azione. Eccezionale comunicatore nella parola e nello scritto, sia in prosa che in poesia, resta tenacemente libero, senza mai concedere niente alla minima forma di sottomissione. E non solo nella società, ma anche nella chiesa, spesso incline a forme di rispetto formale e farisaico.

Anche da vescovo è sempre stato un esempio di coerenza: povero nel vestire, nel mangiare, nel viaggiare, nell’abitare. Ma ha saputo essere spietato con i fazendeiros e i loro accoliti – gente di governo, poliziotti, giudici di tribunali –, pur consapevole che ciò gli sarebbe costato caro. Infatti, è stato più volte denunciato e indagato dalle autorità ecclesiali, e minacciato di morte dai potenti. È anche finito in prigione o con una taglia sulla propria testa. Per cinque volte il suo nome è apparso nella lista delle persone non gradite e da espellere dal Brasile. Fu salvato solo dalla ferma presa di posizione del Papa. Al card. Paulo Evaristo Arns, andato a Roma per informare la Santa Sede della forte repressione che il governo militare stava esercitando nei confronti di dom Pedro e dei suoi collaboratori, Paolo VI disse: «Tutti quelli che lavorano in quelle regioni sono autentici eroi. Toccare il vescovo di São Félix significa toccare il Papa».

Sarebbe provvidenziale che dom Pedro fosse presente al sinodo dei vescovi che in questo mese sta affrontando il tema della “nuova evangelizzazione”. Potrebbe testimoniare il cammino della chiesa latino-americana che già nella Conferenza di Medellín (1968) parlò di “nuova evangelizzazione nel continente” a partire dalla scelta dei poveri. Quanto benefica sarebbe la sua voce profetica, visto che lo strumento di lavoro dell’assise non brilla quanto a profezia!

Fantasie? Non lo so. Ma ripenso alle conclusioni cui giunse Klinger. Superato lo shock iniziale e riflettendo su ciò che quei vescovi avevano detto, concluse: «Devono essere considerati a pieno diritto “Padri della chiesa universale” e maestri competenti della dottrina del Vaticano II».

Quattro, secondo Klinger, i punti fondamentali del loro magistero: la chiesa come “Popolo di Dio” e come “chiesa dei poveri”, secondo il pensiero Giovanni XXIII; valorizzazione della prospettiva femminile nella chiesa e nel mondo; il carattere redentivo della liberazione dalla povertà, perché è redenzione dall’ingiustizia e dall’oppressione: «la teologia sta dalla parte delle persone che vivono nella povertà, essa è dunque teologia di liberazione oppure non è teologia»; la memoria dei martiri della “nuova evangelizzazione”.

Dom Pedro aggiungerebbe che non può esserci una “nuova evangelizzazione” senza una “nuova chiesa” a tutti i livelli, anche in termini di strutture.