Nella foto a destra Julius e il dr. Cédric

Quest’anno papa Francesco, in occasione della 54esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali fissata per domenica 24 maggio, ci invita a raccontare “storie che aiutino a ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme”, che confermino, in questo tempo di paura e incertezza, “il nostro essere parte di un tessuto vivo”, che rivelino “l’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri”. Entusiasta, ne ho raccolto l’appello e la sfida.

Ed ecco il racconto della mia storia, ovvero quella di “eroi” quotidiani, che “per inseguire un sogno affrontano situazioni difficili, combattono il male sospinti da una forza che li rende coraggiosi, quella dell’amore. Immergendosi nelle (loro) storie, possiamo ritrovare motivazioni eroiche per affrontare le sfide della vita”. Hanno il talento dei grandi leader, che lasciano il segno. E cambiano la storia di un popolo.

Arrivo alla parrocchia Notre Dame de Fatima di mattina presto. Fa già caldissimo. E Junior è già là che mi aspetta. Salutiamo padre Moise, missionario comboniano, e saliamo al primo piano del centro culturale Les martyrs de Fatima, ancora fresco di tinteggiatura. Junior inizia a raccontare la sua storia nello studio di cinematografia, dove sono accuratamente allineate sui tavoli le nuove attrezzature ricevute nel corso dell’ultima formazione di febbraio.

«Nella nostra parrocchia ci sono molte opportunità formative», inizia Junior. «Avendo una laurea in matematica e informatica, mi è stato chiesto di dare corsi di recupero ai giovani in queste materie. È già quasi un anno che svolgo questo servizio in parrocchia, dopo essere stato per anni impegnato nel movimento Jec (Jeunesse etudiants chrétiens)».

“Il cambiamento è nelle nostre mani”

Ma il suo impegno non si limita a questo. «Nella vita non cerco altro che imparare» dice Junior. «Quando vuoi imparare devi essere motivato e dare il tuo tempo a fondo per acquisire nuove abilità». Lui è uno di quelli che vuole imparare di tutto per affrontare le sfide che il suo paese gli pone davanti ogni giorno.

E fare la sua parte per cambiarlo, perché, dice, «il governo non cambierà questo paese, siamo noi a doverlo fare». E così, quando si decide di ampliare il progetto della cinematografia, lui è tra i primi a farne parte, grazie alle sue competenze nel campo dell’informatica.

Iniziato sin dal 2014 con il film La colomba in mezzo al crepitare delle armi da fuoco, l’idea di disarmare i cuori attraverso la produzione di immagini prende piede immediatamente. Questo primo film, scritto da un giovane della parrocchia, ha un enorme successo.

Padre Moise è tra i più tenaci sostenitori del progetto. «I giovani sono immersi in un mondo fatto di immagini. Le immagini li attirano. Sono cose pratiche, non c’è molta teoria. Ci siamo resi conto che potevamo trasmettere una visione nuova sulla realtà sociale ed ecclesiale, un messaggio di speranza. Questi giovani hanno visto le loro case incendiate, saccheggiate, per anni hanno assistito a massacri. Vivono in una situazione molto precaria. Le scuole statali non funzionano e non hanno i mezzi per accedere a quelle private».

Gli occhi di padre Moise brillano e guardano lontano, come quelli di Daniele Comboni, che a metà dell’800 vedeva un futuro radioso per l’Africa: «Qui c’è un gruppo di giovani motivati, che vogliono dare una svolta a questo paese. Vogliamo valorizzarli per arrivare a toccare il quartiere, l’intero paese e l’Africa tutta».

Il cinema, tra creatività e formazione

Tre sono gli stage di formazione sulla cinematografia: il primo, organizzato lo scorso agosto, ha coinvolto 36 giovani; il secondo, che è un proseguimento del primo corso, raggruppa altri 40 giovani attorno a Junior e alla sua équipe. In tutto sono stati formati una settantina di giovani, 25 dei quali hanno preso parte a un altro stage lo scorso febbraio, animato da padre Fabrizio Colombo, missionario comboniano, e dalla sua équipe.

Tale è l’entusiasmo dei giovani di Fatima per questo nuovo progetto della cinematografia che neppure la pandemia da Covid-19 ha potuto arrestarlo. Anzi. Il coronavirus ha dato l’avvio a una cascata di nuove produzioni che stanno avendo un grande successo nella pagina Facebook Masseka Ti Fatima Ndf, grazie al coinvolgimento dei giovani nel sensibilizzare la popolazione sulle misure preventive per impedire la trasmissione del coronavirus. E siamo già a 12 videoclip pubblicati sulla rete.

Ma questo non è stato il loro primo lavoro. La parrocchia di Fatima è stata al centro di efferatezze e attacchi di tipo terroristico nel 2014 e nel 2018: due sacerdoti e una ventina di persone hanno perduto la vita. Per ricordarli, i giovani hanno realizzato il loro primo documentario che hanno presentato il giorno dell’inaugurazione del nuovo centro culturale, a fine novembre 2019.

«Alla fine della prima tappa di formazione sulla cinematografia – racconta Junior – abbiamo avvertito l’urgenza di realizzare un documentario che abbiamo intitolato Gli eroi di Fatima, per ricordare tutte le vittime delle atrocità perpetrate da gruppi ribelli islamisti nel nostro quartiere di Fatima, a partire dal dicembre 2012, quando la crisi politico-militare è iniziata in Repubblica Centrafricana». E che purtroppo non è ancora finita.

La televisione gabonese Télé Wallyssimo ha lanciato un concorso, nell’ambito della prima edizione del Festival del film dal titolo L’Africain confiné. In pratica si vuole conoscere come i 54 paesi che compongono il continente stiano lottando contro il coronavirus e quali misure preventive stiano mettendo in atto. Junior e la sua équipe vi partecipano con un videoclip di 5 minuti.

«Nel nostro clip – prosegue Junior – abbiamo cercato di far emergere molti aspetti che caratterizzano la nostra realtà. Quando mancano acqua, elettricità e soprattutto quando la maggior parte della gente vive alla giornata, la misura del confinamento sarebbe molto difficile da rispettare».

Ma la cinematografia non è l’unica possibilità formativa del centro culturale, ci tiene a far notare Junior. I giovani possono usufruire di un accompagnamento psicologico personalizzato, scegliere tra un corso di scrittura, di robotica, di alta moda, oppure prendere parte a un gruppo di studio della cultura centrafricana (danza, musica, teatro).

Il centro dispone anche di un’ampia sala conferenze, una libreria e un’assortita biblioteca. «In Centrafrica i giovani non vengono formati per creare qualcosa di nuovo – spiega ancora – ma per essere dipendenti, funzionari statali. Quello che vogliamo fare qui invece è mettere i giovani nelle migliori condizioni per creare, inventare, progettare il loro futuro ed esercitare una dirompente attrazione su altri giovani. Dobbiamo dare il nostro contributo per l’avvenire di questo paese».

“Risvegliare il gigante”

A un certo punto Junior mi dice di avere accanto delle persone che lo hanno influenzato, motivato a essere oggi la persona che è. Enumera alcuni suoi insegnanti all’Università. Ma sicuramente ciò che gli ha cambiato la vita è l’esempio del leader dei giovani di Fatima, il giovane medico Cédric Ouanekpone.

Cédric, 32 anni, attualmente specializzando in nefrologia all’Università di Dakar, ha partecipato a stage di formazione sulla leadership in Corea del Sud, Kenya, Rwanda e Stati Uniti. Grande formatore dei giovani, durante la crisi ha lavorato incessantemente nei campi dei rifugiati come medico, «rischiando la propria vita ogni minuto di ogni giorno per salvare altre vite», come lui ama dire. E aiuta le donne sfollate a partorire con mezzi di fortuna: un paio di guanti, una lama da rasoio e una torcia.

Una sola cosa lo muove: permettere ai giovani di sviluppare il loro potenziale e “risvegliare il gigante” che dorme in ciascuno. «Essendo giovane – racconta – dare l’esempio è la prima cosa da fare, senza cedere alla manipolazione, alla corruzione, al guadagno facile. E diffondendo onde di pace attorno a sé». Cédric Organizza percorsi di formazione alla risoluzione pacifica dei conflitti, alla giustizia, alla non violenza, al perdono e alla riconciliazione per giovani studenti e universitari.

Nel 2019 gli viene conferito le Prix mondial de la jeunesse pour l’humanisme in Macedonia, che lui dedica a tutti i bimbi nati sotto le tende dei campi degli sfollati e rifugiati, durante la guerra, e a tutti i giovani che giorno e notte si battono per la pace e per la dignità in Centrafrica, in tutta l’Africa e nel mondo intero.

Junior e Cédric fanno parte di quella schiera di giovani che in Repubblica Centrafricana sognano e sognano in grande. L’avvenire appartiene a loro e tocca a loro costruirlo. E già adesso scrivono nuove pagine di storia per un mondo più umano e pacifico.

Scrive papa Francesco nel suo messaggio: “Ciascuno di noi conosce diverse storie che profumano di Vangelo, che hanno testimoniato l’Amore che trasforma la vita. Queste storie reclamano di essere condivise, raccontate, fatte vivere in ogni tempo, con ogni linguaggio, con ogni mezzo”. Perché, in definitiva “la conoscenza di Dio si trasmette soprattutto raccontando, di generazione in generazione, come Egli continua a farsi presente. Il Dio della vita si comunica raccontando la vita”.