Rd Congo

Un rapporto pubblicato ieri da Human Rights Watch (Hrw) accusa la polizia della Repubblica democratica del Congo d’aver giustiziato almeno 27 persone – alcune delle quali sono state legate, strangolate e mutilate -, nell’ambito di un giro di vite contro le gang di Kinshasa, l’anno scorso.

Il rapporto, basato su interviste con circa 80 testimoni, familiari delle vittime, funzionari della sicurezza e altre persone informate, sostiene che la polizia della capitale abbia compiuto esecuzioni sommarie di sospetti membri delle gang, durante l’operazione Likofi – “pugno” in lingua lingala – realizzata tra maggio e dicembre 2018.

Il documento rivela che a notte inoltrata poliziotti mascherati hanno radunato giovani disarmati e li hanno uccisi, abbandonando spesso i corpi vicino alle loro case, in un apparente tentativo di far apparire gli omicidi come crimine urbano.

Un testimone di un omicidio lo scorso maggio ha detto a Hrw che la polizia ha strangolato la vittima con un filo prima di scaricare il corpo vicino a casa. Alcune delle vittime avevano segni che indicavano che le loro braccia erano state legate dietro la schiena e almeno tre avevano amputato i genitali, secondo il rapporto. Altre sette persone prelevate dalla polizia durante l’operazione, sono ancora disperse.

Il capo della polizia, generale Sylvano Kasongo, accusato nel rapporto di coinvolgimento diretto nell’operazione, ha negato le accuse. «La polizia di Kinshasa non ha ucciso persone. Li arrestiamo e li portiamo davanti alla giustizia. Non li uccidiamo», ha detto all’agenzia Reuters.

Rapporti precedenti su uccisioni di membri di una gang hanno provocato la violenta reazione delle autorità di Kinshasa. Nel 2014, il governo ha espulso il capo dell’agenzia Onu per i diritti umani, dopo che il suo ufficio aveva pubblicato un report che accusava la polizia di aver giustiziato almeno nove persone.

Le forze di sicurezza congolesi sono peraltro considerate tra le più feroci al mondo.

Martedì scorso, il Consiglio di sicurezza congolese ha dichiarato la violenza delle bande una delle sette priorità per la sicurezza per la nuova amministrazione di Felix Tshisekedi, che ha prestato giuramento lo scorso mese. Il neo-presidente ha promesso combattere contro le violazioni dei diritti umani commesse da parte delle forze di sicurezza che ha spesso criticato durante il mandato del suo predecessore, Joseph Kabila, quando era all’opposizione. Il portavoce di Tshisekedi, Vidiye Tshimanga, ha rifiutato di commentare il rapporto. (Reuters)