epa08379251 A girl wearing protective face mask sits in front of Nile River in Cairo, Egypt, 23 April 2020. EPA/Mohamed Hossam

È da molti anni che vivo nei paesi islamici del Medio Oriente, e da sempre ho notato come il mese di Ramadan ha un fascino tutto speciale per i musulmani. Quando si nomina questo mese c’è sempre un reazione di gioia legata a molti ricordi. Nella storia islamica il mese di Ramadan è stato spesso il mese di grandi avvenimenti. Ad esempio, la guerra del 6 ottobre 1973 (che noi chiamiamo la querra del Kippur, dal nome della festività ebraica) che gli egiziani considerano una loro vittoria perché sono riusciti a sfondare la famosa linea dei Bar-Lev, viene ricordata come la guerra del 10 Ramaḍan, il mese in cui avvenne.

Già prima di incominciare il mese di Ramadan, c’è una lunga preparazione. Si cerca di procurarsi tutto il necessario per i pasti e le feste notturni. Il mese di Ramadan è infatti per i musulmani un tempo di gioia, e non si può paragonare alla nostra Quaresima. Lo paragonerei piuttosto al tempo natalizio per noi cristiani. Di fatto in questo mese si consuma molto più che nei mesi ordinari.

Nel mese di Ramadan infatti i musulmani celebrano la rivelazione del Corano (in arabo si parla della “discesa” del Corano) al loro profeta Maometto. Soprattutto la notte del 27 di Ramadan ha un’importanza speciale: sarebbe la notte della prima rivelazione coranica. Essa è chiamata anche “la notte del destino” (leila al-qadr). In essa, secondo una credenza popolare, viene fissato il “destino” per gli esseri umani, e tutti fanno voti di avere un “buon destino”.

Le notti di Ramadan sono un ricordo gioioso per tutti i musulmani. Dopo il rigoroso digiuno della giornata (dalla prima alba al tramonto del sole), come prova e segno di un impegno serio a seguire le disposizioni divine rivelate appunto nel Libro sacro, si celebra con gioia tale avvenimento. È il tempo delle visite reciproche, del godere la vita con gli amici. Il momento della rottura del “digiuno” (iftar) ha un senso particolare. Ci si invita a vicenda, anche ospiti ed amici non musulmani sono invitati a partecipare a tali feste. Nelle moschee si prega per una buona parte della notte, con preghiere dette di “sollievo” (tarawih), in cui si recitano parti del Corano, appunto il Libro della rivelazione.

Durante la giornata i musulmani sono esortati alla recita del loro Libro sacro, sia da soli che in moschea. Il vero Ramadan dovrebbe essere un tempo ritiro (si ricorda che Maometto soleva passare delle giornate di ritiro sul monte Hira, vicino alla Mecca, in cui avvenne la prima rivelazione) e di preghiera. La mente e il cuore devono essere orientati totalmente a Dio (Allah) e non distratti. Questo dovrebbe essere pure un mese di esercizi nella pratica di alcune virtù, soprattutto al pazienza (sabr). Infatti il digiuno può rendere le persone più nervose e facilmente irritabili, e questa pure è una prova.

Nel mese di Ramadan si usa preparare le cosiddette “tavole del Misericordioso”, cioè delle tavolate di cibo aperte a tutti, affinché anche i più poveri possano godere nel rompere il digiuno con un buon pasto. Tutti vengono esortati a dare aiuti a più poveri.

Il Ramadan è anche il tempo della luce (nur). Dio è descritto nel Corano come luce: ‘Dio è la luce dei cieli e della terra recita un versetto coranico. E quindi i paesi e le città nel mese di Ramadan sono illuminati da molta luce nelle forme più bizzarre. Famosa è la ‘lampada di Ramadan’; ognuno se ne procura una, con cui orna le proprie case, posti pubblici ecc. I posti pubblici, i mercati, i negozi ecc., nel mese di Ramadan sono pieni di gente che celebra appunto il mese della gioia.

La fine del mese, chiamata “la rottura del digiuno” (‘id al-Fitr), è celebrata con alcuni giorni di festa, in cui si usa farsi dei regali tra amici, e soprattutto ai più piccoli della famiglia.
L’importanza del mese di Ramadan è tale che è stato posto come uno dei cinque pilastri dell’Islam, quindi un suo costituente essenziale, senza del quale la pratica religiosa è mancante. I cinque pilastri, com’è noto, sono: la recitazione della formula di fede (shahada) (Non c’è divinità se non Allah), la preghiera (salat), fatta cinque volte al giorno, la tassa sociale (zakat), il digiuno di Ramadan (sawm Ramadan), e il pellegrinaggio alla Mecca (hajj) per chi ne ha la possibilità. Questo è quanto avveniva nei tempi normali, e da sempre si è celebrato in tale forma.

Quest’anno però c’è un elemento nuovo, venuto da molto lontano, dalla Cina. Elemento che ha sconvolto l’ordine di vita a livello mondiale nei vari popoli e culture. E questo anche in Islam soprattutto in questo mese, famoso come abbiamo visto per la dimensione sociale nella comunità musulmana.

Già dalla metà di Marzo il governo egiziano, vista l’espansione di tale virus, aveva deciso di applicare delle restrizioni necessarie. Sono state chiuse le scuole e università, luoghi di culto, moschee e chiese, posti di assembramenti vari, ecc. È stato imposto il coprifuoco di notte dalle 19 alle 5 del mattino (in Ramadan dalle 21 alle 6 del mattino), lasciando però attivi i servizi di trasporto, come gli affollati bus e la frequentatissima metropolitana del Cairo. Sono consigliati disinfettanti adatti e mascherine, ecc.

In un certo senso il mese di Ramadan è stato colpito al cuore questa epidemia. Questo mese esaltava soprattutto le celebrazioni e i festival popolari, le preghiere in comune, il passare di notte in incontri, ecc. Ora tutto questo è sospeso, e ridotto alle dimensioni domestiche delle singole case o appartamenti. E moltissimi di questi sono molto angusti per il numero di persone coinvolte. La vita è diventata un più dura per tutti, soprattutto per i lavoratori, e il rischio di infezione è sempre presente. Questo è un Ramadan più triste del solito.

Ora il senso religioso dei musulmani è messo alla prova. Ora occorre sviluppare la dimensione spirituale del mese di Ramadan, per un incontro reale con Dio. Recentemente anche il mese di Ramadan era entrato nella sfera della “secolarizzazione” commerciale esagerata, come da noi le feste natalizie. Era diventato un grande fattore economico e di spettacolo, in cui si commettevano delle esagerazioni che stridevano con la sua vera dimensione spirituale. I poveri non esistono solo nel mese di Ramadan. Si tratta di ricuperare il senso della giustizia.

Personalmente propongo a tutti cinque virtù o qualità divine che dovrebbero essere praticate nei tempi forti di ogni religione, e quindi anche nell’Islam. Esse sono: la misericordia e l’amore, la verità e la giustizia, e la pace. Se uno pratica tali qualità, allora è un vero credente, un vero essere umano. Allora il Ramadan, come il Natale e ogni altra celebrazione religiosa ha senso. Se no, che me ne faccio di tanti spettacoli brillanti e splendidi, belli sì, ma che lasciano sempre Lazzaro alla porta a cibarsi di elemosine?

Occorre esortarci tutti a sviluppare la vera dimensione spirituale in tutti noi, solo allora possiamo dire di formare una vera comunità ‘umana’. Speriamo che ci sia una conversione del mese di Ramadan.