Nuovi attacchi dei ribelli ugandesi di Joseph Kony nella Provincia orientale della Rd Congo e in Sud Sudan, con centinaia di vittime. Intanto a Nairobi si cerca una via diplomatica per la fine dell’altro fronte aperto nel paese: quello con il Cndp di Laurent Nkunda in Kivu.

Non c’è pace per la Repubblica democratica del Congo: se in Nord Kivu regge ancora la tregua tra l’esercito e i ribelli del Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp) guidati dal generale filorwandese Laurent Nkunda, nella Provincia Orientale continuano gli attacchi dei ribelli ugandesi dell’Esercito di resistenza del Signore (Lra) contro la popolazione. Nello scorso fine settimana sono stati attaccati diversi villaggio nell’area al confine nord orientale del paese: Doruma, Tomati, Faradje. I ribelli hanno bruciato abitazioni, chiese e ucciso almeno 500 persone, secondo fonti della Caritas della diocesi di Dungu-Doruma. Attaccati anche alcuni villaggi del Sud Sudan, con decine di vittime tra la popolazione civile.

Gli attacchi dell’Lra di Joseph Kony si sono intensificati dopo l’avvio di una missione militare congiunta tra 3 paesi Uganda, Repubblica democratica del Congo e Sud Sudan, contro le basi dei ribelli, alcune delle quali, secondo fonti militari, sono già state rase al suolo.

Intanto, a Nairobi si è riaperto il 6 gennaio il tavolo tra il Cndp e il governo di Kinshasa, nel tentativo di raggiungere un definito accordo di pace per il Nord Kivu. Sul dialogo in corso incombe però una nuova minaccia: la divisione interna al gruppo ribelle. Una fazione dissidente, guidata da Bosco Ntaganda, ormai ex capo di stato maggiore del congresso nazionale per la difesa del popolo, ha più volte chiesto nei giorni scorsi a Laurent Nkunda, di dimettersi dalla guida del gruppo. Dopo un susseguirsi di smentite reciproche, i portavoce di Nkunda hanno infine accusato Ntaganda di alto tradimento. I ribelli dissidenti hanno ribadito affermando di non riconoscere la delegazione a Nairobi, dove ai colloqui partecipano anche il mediatore delle Nazioni Unite per la crisi in Nord-Kivu Olusengu Obasanjo e il capo di stato maggiore dell’esercito rwandese James Kabarebe.