Il bacino verde dell’Rdc è il secondo al mondo, dopo l’Amazzonia
Kinshasa scioglie il 60% dei contratti nel settore del legname, perché irregolari. Ma agli ambientalisti non basta: manca una politica concreta per il controllo delle foreste e la lotta alla corruzione nel settore.

Il 60 per cento dei contratti stretti tra il governo della Repubblica Democratica del Congo e aziende nel settore del legname è stato annullato.
Dopo 6 mesi di indagini sostenute dalla Banca Mondiale, Kinshasa ha riscontrato irregolarità nella maggioranza degli accordi stipulati. In base alle verifiche, sono risultati regolari e fruttuosi per il paese solo 65 contratti dei 156 vagliati, per un totale di 20 milioni di ettari di bosco interessati.

Lo scopo dell’indagine era proprio quello di combattere la corruzione e promuovere nuovi standard legali e ambientali. Le aziende finite nel mirino del governo promettevano la costruzione scuole e ospedali, iniziative mai avviate.
A dare notizia della rescissione dei contratti è stato il ministro dell’Ambiente Jose Endundo, che ha annunciato anche di aver trasformato nove licenze per lo sfruttamento forestale in concessioni venticinquennali, una decisione che permetterà allo stato di aumentare i guadagni in questo settore. Obiettivo del ministero dell’Ambiente congolese è quello di far crescere i ricavi dell’attività forestale fino a raggiungere i 100 milioni di dollari l’anno. Attualmente, nonostante l’esportazione di legname sia una delle voci più consistenti del bilancio della RdC, di un fatturato totale che ne sfiora i 50, il governo congolese percepisce solo 1,8 milioni di dollari.

Con i suoi 145 milioni di ettari di foresta (di cui 60 sfruttabili), il bacino verde della Repubblica Democratica del Congo è la seconda foresta tropicale del mondo, dopo l’Amazzonia.
Secondo attivisti e ambientalisti la foresta è seriamente minacciata, a causa dello sconsiderato taglio degli alberi, spesso illegale, e dell’estrazione di minerali. Alla notizia della sospensione dei contratti la reazione di Greenpeace e degli altri gruppi ambientalisti che monitorano costantemente la situazione delle foreste congolesi è stata però cauta: i risultati delle indagini infatti affermerebbero che la superficie di foresta sfruttabile dovrebbe limitarsi a 4,4 milioni di ettari, mentre il governo di fatto, pur limitandola notevolmente, permette il taglio per 20 milioni di ettari. Inoltre, avvisano gli ambientalisti, nonostante la rottura dei contratti, la capacità di controllo sul terreno resta davvero debole, e non esiste un vero programma contro il commercio in nero o contro la corruzione. Dalla parte degli attivisti si schierano spesso anche le comunità locali che vivono in simbiosi con la foresta, perché al taglio degli alberi non segue la riforestazione. Alle critiche si sommano inoltre le preoccupazioni dei metereologi, per i cambiamenti climatici.

Per approfondire:
L’Africa verde e i crediti carbone – 9 dicembre 2008
Deforestazione in Amazzonia – 18 settembre2008
La BM finanzia la distruzione delle foreste? – 12 ottobre 2007
Foreste a rischio – 27 aprile 2007