Sarà presentato il 28 ottobre, in contemporanea nazionale in diverse città, il 31° Dossier statistico immigrazione. L’importante report tematico annuale curato da Idos, in collaborazione con la rivista Confronti e l’Istituto di studi politici San Pio V. Uno zoom fotografico ampio e corposo, che parte dallo scenario migrante internazionale ed europeo per restringere il focus verso l’Italia, soffermandosi sulla presenza straniera nel nostro paese. Presenza che, stando alle anticipazioni del rapporto, dopo 20 anni di crescita ininterrotta subisce per la prima volta un arresto, registrando un calo nei numeri.

Certo, la pandemia ha contribuito ma, di fatto, a differenza da quel che accadeva in passato, la presenza straniera non compensa più il saldo demografico: la crisi del numero delle nascite avanza da almeno sei anni e le nascite straniere made in Italy non riescono a compensare, nonostante lo scorso anno si siano registrati oltre 50mila nati. La popolazione residente senza cittadinanza italiana è diminuita, nel 2020, dello 0,5%, per un totale di 26.244 unità (200mila il numero degli abitanti in meno lo scorso anno). Secondo il Dossier, è dunque ferma a 5milioni 13.215 e rappresenta l’8,5% della popolazione nel nostro paese.

La pandemia con la chiusura delle frontiere dovuta alle misure di contenimento per il Covid-19 ha segnato una diminuzione delle iscrizioni dall’estero, che sono calate del 33% (-177.304); così come, per il rallentamento della gestione delle pratiche amministrative, si è registrato un calo di numeri a causa delle 118.949 cancellazioni d’ufficio, per motivi di irreperibilità o scadenza del permesso di soggiorno. Al calo del conteggio poi si devono aggiungere coloro (133mila) che hanno acquisito la cittadinanza italiana.

Donne, la maggioranza più colpita

Chi di certo ha subìto di più gli effetti della pandemia sono le donne, che da anni costituiscono oltre la metà della popolazione residente straniera. Nel 2020 erano oltre 2,6 milioni, il 51,9%. Una presenza costante e importante già dagli anni ’70 del secolo scorso che, secondo l’ultima rilevazione Istat, rappresenta il 42% della forza lavoro straniera in Italia.

Il tasso della loro occupazione ha subìto il calo più gravoso: 4,9 punti percentuali, più che doppio rispetto al -2,2 degli uomini stranieri e 8 volte quello delle donne italiane. Sono aumentate le straniere sottoccupate, 14% (9,1% il dato tra le italiane), e aumenta la percentuale delle sovraistruite: il 42,3% delle lavoratrici straniere possiede un livello di competenze superiori alle mansioni svolte. Una percentuale che le distanzia sia dalle donne italiane (sovraistruite per il 24,8%) che dagli uomini immigrati (27,7%).

A ciò si aggiunge la vulnerabilità di quelle occupazioni femminili dove, da sempre, sono ghettizzate le donne straniere, che svolgono lavori poco tutelati, prevalentemente precari e releganti. È sufficiente pensare che oltre la metà del numero complessivo delle lavoratrici è impiegata in sole tre professioni: collaboratrici domestiche e familiari, addette alla pulizia di uffici ed esercizi commerciali (a fronte di 13 professioni per gli uomini stranieri e 20 per le donne italiane). Ben il 39,7% svolge servizi domestici o di cura.

Un settore quello della cura, familiare e domestica, su cui ha pesato fortemente la pandemia: le donne hanno pagato un prezzo alto rispetto all’esposizione al contagio, al proprio benessere psicofisico legato al dover stare obbligatoriamente in contesti domiciliari, e alla lentezza con cui è avvenuta la regolarizzazione dell’estate del 2020, che interessava, nell’85% delle domande, proprio il settore di cura e domestico nell’85% dei casi (ai primi di agosto di quest’anno solo il 26% delle 230mila domande era giunto a definizione con il rilascio di appena 60mila permessi di soggiorno).

Più poveri ma resilienti

Un dato che il Dossier mette in evidenza è come le condizioni di povertà assoluta tra la popolazione straniera siano aumentate notevolmente. «Sono arrivati a essere 1,5 milioni, il 29,3% dei 5 milioni complessivi che risiedono in Italia (un’incidenza circa quattro volte superiore al 7,5% rilevato tra gli italiani: 7,5%) e il 26,8% dei 5,6 milioni di poveri assoluti nel paese».

Ma, nonostante siano «rimasti maggiormente esclusi da moltissime forme di sostegno al reddito e di contrasto alla povertà (assegni per famiglie indigenti, buoni mensa, bonus bebè, reddito di cittadinanza, assegnazioni di case popolari, ecc.), soprattutto per una serie di vincoli giuridici illegittimi (residenze pluriennali, titoli di soggiorno di lunga durata, produzione di documenti sullo stato patrimoniale e reddituale all’estero) che ancora oggi impediscono loro un accesso paritario a questi sussidi», gli immigrati, secondo il report, hanno mostrato una grande capacità di resistenza e determinazione.

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati