Italia / Turchia

I venti di guerra che soffiano al confine tra Turchia e Siria, nelle aree controllate dalle forze curde, hanno indotto la Rete italiana per il disarmo a chiedere formalmente al ministro degli Esteri Luigi Di Maio che vengano sospese con effetto immediato tutte le forniture di armamenti e sistemi militari verso il governo di Ankara, come prevede la legge 185 del 1990 che impedisce di inviare armi a paesi in stato di conflitto armato.

La Turchia è uno dei principali clienti dell’industria bellica italiana: nel 2018 sono stati autorizzati 360 milioni di euro di vendite. Le forze armate turche dispongono di diversi elicotteri T129, di fatto una licenza di coproduzione degli elicotteri italiani di AW129 Mangusta di Augusta Westland. «Negli ultimi quattro anni l’Italia ha autorizzato forniture militari per 890 milioni di euro e consegnato materiale di armamento per 463 milioni di euro», ricorda Francesco Vignarca di Rete disarmo.

Tra i materiali autorizzati nel 2018, armi o sistemi d’arma di calibro superiore ai 19.7 mm, munizioni, bombe, siluri, razzi, missili e accessori oltre ad apparecchiature per la direzione del tiro, aeromobili e software.

Secondo la Rete disarmo, «non e` accettabile che l’Italia, che ha attivamente sostenuto l’impegno delle popolazioni curde di contrasto al terrorismo del gruppo Stato islamico, continui a inviare sistemi militari alla Turchia che oggi intende occupare militarmente i territori curdi. Anche il parlamento sia faccia sentire chiedendo lo stop alle forniture di sistemi militari di produzione italiana fino a che la situazione non sara` chiarita. L’appartenenza della Turchia alla Nato non puo` costituire un alibi per non affrontare la questione ed assumere le necessarie decisioni». (Rete Disarmo)

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