Economia in bianco e nero – marzo 2015
Riccardo Barlaam

Per una volta parliamo di Europa, di casa nostra. Con dei riflessi però che arrivano al sud del mondo. Parliamo di debito, di debito greco, degli Stati Uniti che continuano a fare politiche keynesiane, a usare i soldi pubblici per far girare l’economia e far lavorare le persone e le aziende. E parliamo del sud dell’Europa che, invece, sotto il giogo delle politiche di austerità imposte da Germania, Olanda e Finlandia, annaspa e si impoverisce. Sacrifici ottusi che non portano a niente. Solo povertà e nuovi poveri. Servizi sociali tagliati. Pensioni da fame. Disoccupazione a due cifre. Aziende che chiudono.

Il taglio del debito è stato un karma anche per l’Africa nella seconda metà degli anni Novanta e nei primi anni del 2000. Le iniziative internazionali hanno ridotto il debito pubblico di alcuni paesi africani che ora, anche grazie a questo, sono tra le locomotive della crescita del continente. Esempi. Con il taglio del debito, l’Uganda ha potuto raddoppiare la spesa per la scuola e le politiche educative, il Burkina Faso ha ridotto il costo dei medicinali salvavita e aumentato l’accesso all’acqua potabile, la Tanzania ha tagliato le tasse scolastiche, assunto nuovi insegnanti, costruito più scuole.

Ora in Europa è arrivato Alexis Tsipras e il suo scamiciato ministro delle finanze a parlare di taglio del debito, unico modo per ripartire, e dei debiti di guerra tedeschi mai pagati. L’ex ministro degli esteri tedesco, Joschka Fischer, nel suo libro Scheitert Europa? (L’Europa fallisce?) ha lanciato un durissimo atto di accusa contro le «politiche di euroegoismo», dell’«ognuno per sé» attuate dalla cancelliera Angela Merkel e dal suo ministro delle finanze, Wolfgang Schäuble.

Fischer ricorda alla smemorata Germania la storica Conferenza di Londra del 1953, quando l’Europa le cancellò buona parte dei debiti di guerra: «Senza quel regalo non avremmo riconquistato la credibilità e l’accesso ai mercati. La Germania non si sarebbe ripresa e non avremmo avuto il miracolo economico».

La cura di austerità imposta dalla coppia Merkel-Schäuble, scrive l’ex ministro tedesco, è stata «devastante» perché ha imposto ai paesi del sud Europa «una deflazione dei salari e dei prezzi» impossibile da superare con il peso del rigore. E conclude: «Se la Bce non avesse seguito le decisioni di Draghi, ma le obiezioni dei tedeschi, a quest’ora l’euro non esisterebbe più».

Facciamo un passo indietro. La prima della classe Germania è andata in default due volte durante il Novecento (nel 1923 e, di fatto, nel secondo dopoguerra). Nel 1953 le sono stati condonati i debiti di due guerre mondiali per darle la possibilità di ripartire. Tra i paesi che decisero allora di non esigere il conto c’era anche la povera e malandata Grecia, che pure subì enormi danni durante la seconda guerra mondiale da parte delle truppe tedesche. L’ammontare del debito di guerra tedesco dopo il 1945 era di 23 miliardi di dollari (di allora), il 100% del Pil tedesco. La Germania non avrebbe mai potuto pagare.

I sovietici pretesero e ottennero il pagamento dei danni di guerra fino all’ultimo centesimo. Mentre il 24 agosto 1953, ventuno paesi (Belgio, Canada, Ceylon, Danimarca, Grecia, Iran, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Pakistan, Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Francia, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Jugoslavia e Sudafrica) decisero di rinunciare a più di metà della somma dovuta da Berlino e di dilazionare il pagamento in 30 anni. La Germania evitò il default. L’altro 50% avrebbe dovuto essere rimborsato dopo l’eventuale riunificazione delle due Germanie. Ma nel 1990 l’allora cancelliere Helmut Kohl si oppose alla rinegoziazione dell’accordo che avrebbe procurato un terzo default alla Germania. Anche questa volta Grecia ed Europa acconsentirono di non esigere il dovuto.

Così nell’ottobre 2010 la Germania ha finito di rimborsare i debiti imposti dal trattato del 1953 con il pagamento dell’ultimo debito per un importo di 69,9 milioni di euro. Senza l’accordo di Londra, la Germania avrebbe dovuto rimborsare debiti per altri 50 anni.

Il resto della storia è noto. È scritto nei sacrifici imposti dalla rigida posizione tedesca ai paesi del sud Europa che da anni combattono con una crisi che sembra senza fine.

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Nella foto in alto la Cancelliera Federale di Germania, Angela Merkel.

 

Ecco perché la Germania dovrebbe ripassare la propria storia recente. E farla finita con l’euroegoismo.