La denuncia di Reporter sans frontières
Assassinio, condanne e detenzioni dei giornalisti, chiusura dei mezzi di comunicazione. È questa la lista di violazioni della libertà di stampa contenute nella denuncia lanciata lo scorso lunedì dall’organizzazione internazionale Reporter sans frontières, in vista delle elezioni presidenziali del 9 agosto in Rwanda. Un bavaglio che stringe la sua morsa con l’approssimarsi del voto.

In un comunicato stampa rilasciato lo scorso 2 agosto, l’organizzazione internazionale “Reporter sans frontières” (Rsf) ha denunciato le violazioni della libertà di stampa in Rwanda, a pochi giorni dalle elezioni presidenziali del 9 agosto.

 

Nella nota Rsf denuncia in particolare, l’ultimo atto di una serie di “sevizie” orchestrate dalle autorità di Kigali nei confronti della stampa indipendente: il 26 luglio, l’Alto Consiglio dei media, l’organismo di regolamentazione della stampa in Rwanda, ha annunciato la sospensione di ben trenta organi di informazione comunicando, inoltre, la lista dei 22 giornali e delle 19 radio attualmente riconosciuti.

 

Gli organi di stampa sospesi, tra cui alcuni grandi giornali del paese come Umuseso, Umuvugizi, Umurabayo, e altre radio quali Voice of Africa Rwanda e Voice of America, sono accusati di non essere in regola con la normativa vigente.

 

La legge in questione è stata approvata il 12 agosto 2009. L’articolo 96 stabilisce che gli organi di stampa scritta e audiovisiva debbano chiedere un’autorizzazione alla diffusione, entro i tre mesi successivi all’entrata in vigore della norma.

 

Anche se legalmente legittime, le recenti misure sulla stampa prese dalle autorità di Kigali a qualche giorno dalle elezioni, destano sospetto. Secondo Rsf la reazione dell’Alto Consiglio dei media del Rwanda rientra, infatti, nel quadro di un’operazione “progettata per imbavagliare la stampa e impedire ai giornalisti di svolgere il loro ruolo di osservatori indipendenti e imparziali del processo elettorale”. Processo elettorale che è già macchiato da una serie di fatti che ne precludono la credibilità interna ed internazionale, tra cui l’uccisione di alcuni leaders dell’opposizione.

 

Quella di lunedì scorso è la seconda denuncia lanciata da Rsf in merito a quanto sta accadendo a Kigali alla vigilia delle elezioni. Il 14 luglio l’organizzazione internazionale aveva rotto il ‘muro di silenzio’, chiedendo all’Unione europea e agli altri paesi sostenitori del Rwanda, di «sospendere il loro appoggio al regime di Kigali», bloccando il sostegno finanziario ad un processo elettorale preparato in condizioni definite «esecrabili».

 

Il comportamento del Rwanda nei confronti dei media non è una sorpresa. Infatti, nell’ultima classifica mondiale di Rsf sulla libertà di stampa, il piccolo paese dell’Africa centro orientale occupa il 157° posto su 175 paesi analizzati. Inoltre, l’attuale presidente e candidato alla propria successione, Paul Kagame, è uno dei capi di stato africani inclusi nella lista di Rsf, delle personalità, organizzazioni e dei gruppi di potere che ostacolano la libertà di informazione nel mondo.