La decisione approvata con riserva
Il Commonwealth ha ammesso, come suo 54° paese membro, il Rwanda, segnando un ulteriore allontamento del paese dalla Francia. Dopo il Mozambico, il Rwanda è il secondo paese ammesso a far parte dell’organizzazione post-coloniale britannica, senza alcun legame precedente con il Regno Unito. (nella foto, da sinistra: Paul Kagame, presidente del Rwanda, Gordon Brown, premier britannicco)

Ad un anno dalla richiesta, il Rwanda è stato ammesso ufficialmente nel Commonwealth, e diventa così il 54esimo membro dell’organizzazione post-coloniale britannica. La decisione è stata presa durante il vertice Commonwealth di Port of Spain, a Trinidad e Tobago.

Il paese è stato prima una colonia tedesca, poi belga, ed è, dopo il Mozambico, il secondo paese ammesso nel Commonwealth senza un passato coloniale britannico, né alcun legame costituzionale con il Regno Unito.
Un ingresso sottoposto però a riserva, soprattutto dopo le censure ricevute dal Rwanda, per le violazioni dei diritti d’espressione e dei diritti umani.

Lo scorso luglio, infatti, un rapporto del Commonwealth Human Rights Initiative esprimeva profonde riserve sulla tutela dei diritti umani nel paese, invitando Kigali ad affrontare e porre fine alla mancanza di libertà politica e alle vessazioni nei confronti dei giornalisti.

Secondo le accuse del rapporto, il Rwanda, pur vantando efficienza governativa e un basso livello di corruzione, continua a svolgere un ruolo attivo di complicità nell’economia illecita che vige nell’intera regione dei grandi laghi.

L’ingresso del Rwanda nell’organizzazione costituisce tuttavia una svolta importante negli equilibri della regione, perché sancisce un ulteriore allentamento dello storico legame con la Francia e i paesi francofoni.
genocidio ruandese del 1994.

Il governo ruandese ha quindi accusato, a sua volta, la Francia di aver sostenuto le forze che istigarono il genocidio, incrinando il legame con Parigi, sia da un punto di vista economico e politico, che da un punto di vista culturale, decidendo di scegliere l’inglese come lingua ufficiale del paese.

La candidatura del Rwanda è stata sostenuta da Gran Bretagna, Australia, Canada e India, ed è stata appoggiata, tra gli altri, anche da Uganda, Kenya, Tanzania, Sud Africa e dal paese ospitante, Trinidad e Tobago.