Il punto sull'epidemia
I casi di contagio sono in netto calo nei tre paesi dell'Africa occidentale più colpiti dall'epidemia e le basi per costruire ottimismo non mancano. Ora però lo sforzo dev'essere indirizzato sul ripristino dei deboli sistemi sanitari. Causa principale di questa tragedia e quindi presupposto per impedirne di nuove.

L’epidemia di Ebola, che da oltre un anno flagella l’Africa occidentale, sarà «sotto controllo entro agosto». La rassicurazione, se di questo si tratta, arriva da Ismail Ould Cheikh Ahmed, capo della missione Onu contro il virus che ha già causato oltre 10mila morti.
Da parte del rappresentante Onu, tuttavia, arriva anche l’ammissione di alcune colpe delle organizzazioni internazionali, che hanno sottovalutato il pericolo e la velocità del contagio. «Quando il virus ha iniziato a colpire», ha detto alla Bbc Ahmed, «c’era una mancanza di conoscenza e anche un certo grado di arroganza, ma penso che ora stiamo imparando la lezione. Abbiamo finora evitato di fornire una data di risoluzione del problema, ma sono abbastanza sicuro che il virus dell’Ebola sarà sotto controllo e non rintracciabile entro la fine dell’estate». Quando le organizzazioni internazionali dichiararono l’emergenza, nell’estate 2014, la malattia aveva già ucciso oltre mille persone.

Diseguaglianza sanitaria
I contagi in diminuzione però l’allerta è ancora elevata.  È necessario concentrare l’attenzione e le energie, oltre che ogni sforzo, nella ricostruzione dei sistemi sanitari, già deboli prima dell’epidemia e che oggi sono al collasso, dei tre paesi più colpiti e cioè Liberia, Sierra Leone e Guinea. Di questo ne abbiamo parlato con Guglielmo Micucci, direttore della sezione italiana di Amref Health Africa, che proprio su questi temi, così come sulla formazione del personale, fa del suo impegno nel continente africano la priorità.
«Un mondo sano – spiega Micucci – è un mondo in cui i sistemi sanitari sono più forti. Più di ogni altra cosa il virus ebola è stato il sintomo di sistemi sanitari deboli. Se confrontiamo i numeri del 2012 sui sistemi sanitari di alcuni Paesi in cui si sono avute morti per Ebola, nell’attuale epidemia, riscontriamo che in Spagna i dottori erano 370 per ogni 100mila abitanti, in Usa 245, in Sierra Leone poco più di 2, in Liberia più di uno e in Guinea 1» (dati The Economist). Già questo determina una differenza abissale tra mondo ricco e, cosiddetto, mondo povero, una “diseguaglianza in salute” da eliminare.

Da epidemia a pandemia
È quasi scontato che proprio in questi paesi scoppino epidemie che fanno migliaia di morti. «Se lo scoppio di un’epidemia è inevitabile – prosegue il direttore di Amref -, la sua trasformazione in pandemia, no. Non è un caso che i tre paesi maggiormente colpiti siano tra quelli che in Africa hanno investito meno sulla salute e sul rafforzamento dei sistemi sanitari. Le cose non cambieranno se non si porrà attenzione sulla fragilità dei sistemi sanitari e se si continuerà a porre enfasi su pratiche inappropriate e rischiose come la caccia, il consumo di selvaggina o sui rituali funebri che favoriscono il contagio e la diffusione.
Per dare un’idea completa del rapporto salute-Africa basta prendere ad esempio i dati dell’agosto 2014, su alcune cause di morte nei tre paesi più colpiti da Ebola (Sierra Leone, Guinea e Liberia). In quello che è stato uno dei mesi più drammatici per l’epidemia, morivano per Ebola 4 persone al giorno, mentre per diarrea 404, per malaria 552 e Hiv-Aids 685». Come si vede l’ebola è uno fra i tanti drammi africani legati alla mala-sanità e nemmeno il più grave.

La ricetta per vincere
Margaret Chan, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), nei giorni scorsi a Washington, ha spiegato che «l’obiettivo è quello di aiutare le persone e le loro comunità a tornare alla vita normale». Chan ha sottolineato, in particolare, l’importanza della ricostruzione e dell’adeguamento delle strutture sanitarie locali, che devono diventare dei veri e propri presidi per anticipare e prevenire nuovi focolai.
In accordo con le parole di Margaret Chan si può infatti dire che, finalmente, i dati sull’epidemia di Ebola iniziano ad essere migliori rispetto ai mesi passati, come sottolineato da Micucci che poi ha continuato: «Il numero dei contagi registrati (1.635 a febbraio; 1.244 a marzo) e dei decessi (871 a febbraio; 653 a marzo) è in graduale calo ma l’attenzione deve rimanere alta. Come già successo in passato Amref Health Africa si augura che l’attenzione internazionale non si spenga proprio in questo momento. Questo è il tempo in cui bisogna rimanere vigili e continuare a formare il personale proprio in quei luoghi dove il livello di conoscenza sui metodi di prevenzione è molto basso e la penuria di infrastrutture limita l’accesso ai servizi di base».
Lavorare per rendere un mondo più sano, passando attraverso il rafforzamento dei “sistemi salute” dei vari paesi, permetterà di affrontare meglio virus come Ebola, quindi, ma ciò non porterebbe solo a questo beneficio perché aiuterebbe anche a incrementare lo sviluppo economico. Si ricordi, dice Micucci che «una recente stima ripresa dall’Oms riportava che ad ogni aumento del 10% dell’aspettativa di vita alla nascita corrisponda una crescita economica dello 0,4% all’anno».

Nella foto in alto un cartellone per sensibilizzare la popolazione sull’ebola in Guinea (Fonte: Afp).