La Cgil: «misura illegittima»
Il ministro Mariastella Gelmini ha diramato, l’8 gennaio, una circolare con la quale chiede il rispetto del limite massimo del 30% di presenza di alunni stranieri nelle classi italiane. Un provvedimento che «mina l’autonomia scolastica e lo stesso inserimento dei bambini stranieri» per la Cgil che parla di una misura «confusa» e «incostituzionale»

L’8 gennaio scorso, mentre l’attenzione dell’opinione pubblica italiana e dei media era concentrata sui fatti di Rosarno, in Calabria, il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha emanato una circolare avente come oggetto: «Indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza non italiana» nelle scuole italiane.

Dieci pagine di disposizioni in cui si stabilisce un tetto, fissato al 30%, di alunni con cittadinanza non italiana a partire dall’anno scolastico 2010-2011. Una quota che sarà introdotta – secondo la circolare – in modo graduale, iniziando dal primo anno di ogni grado di studi: quindi scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I e II grado. Sempre dal prossimo anno scolastico prenderanno il via anche quelle che la circolare definisce «iniziative di alfabetizzazione» che saranno finanziate, ha precisato ieri il ministro, da uno stanziamento, già effettuato, di 20 miliardi di euro.

Insorgono i sindacati che parlano di un provvedimento “spot” senza incidere sulla reale integrazione dei bambini stranieri nelle scuole. «Ciò che contestiamo noi è il criterio ispiratore di questa circolare. L’idea, cioè, che i bambini stranieri siano un problema e non un valore aggiunto» dice Mimmo Pantaleo, segretario nazionale del sindacato Scuola, Flc – Cgil.

Mimmo Pantaleo, Mariastella Gelmini

«La circolare è poi confusa, – continua Pantaleo – demanda agli enti locali la responsabilità di trovare soluzioni là dove si supera il tetto del 30% e non spiega che cosa succederà a quei bambini, che saranno costretti ad andare in altri quartieri o in altre città». Un provvedimento, quello del ministro Gelmini, che è già stato anticipato da alcune realtà locali del Nord-Est, sottoforma di indicazione, ma che potrebbe suscitare non pochi dubbi di costituzionalità.

Nonostante la polemica, le scuole interessate dal provvedimento, quelle, cioè, che registrano una presenza di alunni stranieri superiore al 30%, potrebbero essere, secondo i dati della fondazione Ismu, poco più di 1.240 (pari 2,25% degli istituti scolastici). In queste realtà bisognerà, poi, valutare la presenza di alunni con una scarsa conoscenza della lingua italiana.

(L’intervista a Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil, è stata estratta dal programma radiofonico Focus)