Il rapporto del Ministero del Lavoro
In dieci anni il mercato del lavoro italiano avrà bisogno di poco meno due milioni di lavoratori stranieri per far fronte al calo della popolazione attiva. A dirlo è uno studio presentato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Da anni demografi e statistiche mostrano il progressivo invecchiamento della popolazione italiana, sottolineando l’importante sostegno apportato dai contributi previdenziali versati dai lavoratori migranti. È lo stesso Ministero del Lavoro, lo scorso mese, a confermare gli studi indipendenti, prospettando, nel rapporto “L’immigrazione per lavoro in Italia: evoluzione e prospettive”, una diminuzione della popolazione attiva nei prossimi dieci anni tra il 5,5% e il 7,9%: “dai 24 milioni e 970 mila del 2010 – scrivono gli esperti del ministro Sacconi – si scenderebbe a una valore compreso tra i 23 milioni e 593 mila e i 23 milioni circa nel 2020”.

Lo studio evidenzia come, nonostante la crisi economica di questi anni, il mercato del lavoro italiano registrerà, da qui al 2020, un aumento della domanda di lavoro compresa tra lo 0,2% e lo 0,9% a fronte di un fabbisogno superiore. Lo scenario più probabile prospettato prevede che “nel periodo 2011-2015 il fabbisogno medio annuo dovrebbe essere pari a circa 100 mila, mentre nel periodo 2016-2020 dovrebbe portarsi a circa 260 mila”. In sostanza, entro il 2020, l’Italia avrà bisogno di circa 1 milione e 800 mila lavoratori stranieri in più.

D’altronde il rapporto del Ministero del Lavoro conferma la politica di fatto attuata negli ultimi 4 anni.
Bisogna risalire al 2007 per trovare il penultimo decreto flussi emanato dal Consiglio dei Ministri. Un decreto che autorizzava 170 mila ingressi di lavoratori non stagionali provenienti dai paesi extra-Ue.

Nonostante lo stop imposto dalla successiva legislatura, nel 2008 il Governo ha deciso di varare un nuovo provvedimento “ripescando” le domande presentate con il precedente decreto flussi: 150 mila i posti disponibili. Ancora, nel 2009, le maglie sull’immigrazione si allentano con una “regolarizzazione”, una sanatoria di fatto, che ha permesso l’emersione dal lavoro nero di poco meno di 300 mila colf e badanti straniere.

Sull’onda di una domanda pressante di lavoratori negli altri settori, si è giunti, infine, nel 2010, all’ultimo decreto flussi, formalmente il secondo, dal 2007, che ha autorizzato poco meno di 100 mila ingressi.
Un numero di autorizzazioni che stride con le recenti preoccupazioni manifestate per le “ondate bibliche” di migranti provenienti dal Nord Africa.