Sudafrica
Il 22 giugno la Corte Costituzionale del Sudafrica ha stabilito che la mozione di sfiducia contro il Presidente Zuma si sarebbe potuta votare in segreto. La decisione sulla segretezza del voto spetterà adesso alla speaker dell’Assemblea Nazionale, Baleka Mbete. Ma quante possibilità ci sono che Zuma venga sfiduciato?

Ci risiamo. Per l’ottava volta da quando fu eletto presidente nel 2009, Jacob Zuma dovrà affrontare una mozione di sfiducia. La data del voto è stata fissata al 8 agosto, ma la cosa che lo rende interessante è che potrebbe tenersi in segreto. La Corte Costituzionale sudafricana ha infatti sentenziato, su pressione dell’opposizione parlamentare, che la speaker dell’Assemblea Nazionale, Baleka Mbete, ha l’autorità per decidere se secretare o meno il voto.

Questa decisione, se venisse presa, potrebbe spostare non di poco gli equilibri in seno al parlamento sudafricano. Infatti, la fiducia riposta dai parlamentari dell’African national congress (Anc, partito di cui Zuma è il presidente) sul loro leader, da tempo ha cominciato a scemare, soprattutto dopo il rimescolamento di ministri avvenuto alla fine di marzo, quando Zuma sollevò dal proprio incarico l’apprezzato ministro delle Finanze, Pravin Gordhan, e il suo vice, Jonas Mcebisi, sostituti rispettivamente da Malusi Gigaba e Sifiso Buthelezi. 

Anc spaccato

Dopo la defenestrazione del ministro, l’Anc ha cominciato a frammentarsi, dando vita a una minoranza interna intenzionata a rimuovere il presidente Zuma. Missione, quest’ultima, quasi impossibile. Senza tenere conto delle dimissioni volontarie, infatti, gli unici modi previsti dalla Costituzione per far decadere il 75enne presidente sono l’impeachment e la mozione di sfiducia. Se l’impeachment, nonostante le plausibili motivazioni (la Corte Suprema del Sudafrica ha dichiarato che Zuma dovrebbe essere rinviato a giudizio per 783 presunte accuse tra corruzione, frode e crimine organizzato), risulta poco probabile, la mozione di sfiducia dopo la sentenza dell’Alta Corte, acquista risvolti interessanti: in primis quella, per i delusi dell’Anc, di poter votare liberamente senza temere ripercussioni.

La maggioranza prevista per far passare la sfiducia è di 201 voti, in relazione ai 400 seggi totali dell’Assemblea Nazionale (Camera Bassa). Stando a una prima analisi dei numeri in parlamento, la maggioranza dell’Anc risulta ancora schiacciante, 249 seggi (62%). Ma l’ottimismo deriva, per l’appunto, dalla possibilità di votare in segreto. La speranza dei due principali partiti dell’opposizione, Democratic alliance (89 seggi) ed Economic freedom fighters (25 seggi) – a cui vanno aggiunti Inkatha freedom party, National freedom party, United democratic movement e i partiti sotto l’1%, per un totale di 151 seggi -,   è infatti quella di riuscire a intercettare la minoranza dentro l’Anc e sottrarre i 50 seggi necessari a far passare la mozione di sfiducia.

Missione difficile, ma non del tutto impossibile visto che all’interno del comitato esecutivo dell’Anc, la Nation executive committee (Nec), Zuma non ha più il pieno appoggio di una buona parte dei 107 membri, e gli altri 5 top leader dell’Anc (Cyril Ramaphosa, Mbete Baleka, Gwede Mantashe, Jessie Duarte, Zweli Mkhize) hanno interessi che attualmente divergono da quelli del presidente. Questo a dimostrazione che la fiducia cieca dei 5 leader dell’Anc (sei con Zuma) riposta in occasione della sentenza di marzo 2016 sul caso Nkandla sta lentamente svanendo.  Molto probabilmente, dopo la conferenza nazionale dell’Anc di dicembre 2017, Zuma non sarà confermato presidente del più antico partito sudafricano. A contendersi il suo posto, infatti, ci saranno Cyril Ramaphosa, attuale vice-presidente del Sudafrica, e Nkosazana Dlamini-Zuma, l’ex presidente dell’Unione africana nonché ex moglie di Zuma. Tra i due futuri contendenti il favorito dovrebbe essere proprio il vice-presidente, che sembrerebbe essersi già guadagnato l’appoggio di numerosi membri dell’Anc, del Partito comunista sudafricano (Sacp) e del principale sindacato sudafricano, il Congress of south african trade unions (Cosatu).

È in relazione a questa spaccatura in seno all’Anc che va contestualizzata l’importanza del voto segreto, che se adottato dalla speaker Baleka Mbete potrebbe rappresentare l’occasione giusta per i delusi dell’Anc per avere la meglio sull’ormai scomodo politico 75enne. 

Scenari futuri

Se Zuma dovesse venir sfiduciato il governo cadrebbe. Ma, nonostante lo scenario sopra descritto, le possibilità che il presidente Zuma venga sfiduciato rimangono poche.

In ogni caso, l’esito del voto risponderà con chiarezza a tre domande: quanto è grande la spaccatura dentro l’Anc? Quanto potere ha ancora Zuma? E quanto peso politico avrà in futuro l’opposizione, in primis la Democratic alliance di Mmusi Maimane e l’Economic freedom fighters di Julius Malema, data la continua perdita di consensi del principale partito sudafricano? Risposte non da poco in vista delle elezioni presidenziali del 2019.

Per il momento, l’unica quasi certezza è che il tempo del presidente Zuma si sta lentamente esaurendo. La prima mossa dell’Anc sarà quella di votare, a dicembre, un nuovo presidente del partito: questo intervento dovrebbe almeno in parte risolvere il problema Zuma in vista delle elezioni del 2019, e limitare la progressiva perdita di fiducia che i continui scandali dell’era Zuma hanno causato negli elettori. Il resto rimane ancorato alla decisione della speaker Baleka Mbete, e a quelle dei delusi dell’Anc, che dovranno decidere se essere leali al popolo del Sudafrica o al politico che sta distruggendo la grande eredità del partito di Mandela.

Gigantesco spazio pubblicitario usato dal movimento #ZumaMustFall – Zuma deve cadere – a Cape Town. (Foto eNCA)