Lungo la Rue Quarante (Viale Quaranta) nel centro di N’Djamena, capitale del Ciad, si susseguono diverse palazzine che ospitano la vita nascosta di tantissime bambine e ragazze al soldo di potenti uomini d’affari.

Attratte dalle campagne del sud con la promessa di lauti guadagni per lavori domestici, sottopagate e spesso abusate sessualmente, le giovani si ritrovano coinvolte in un traffico che le utilizza finché servono. Sempre buone per essere rivendute sul mercato del miglior offerente.

Come quello di Doba, città petrolifera a sud del Ciad, dove le ragazzine portano braccialetti di diverso colore a seconda della disponibilità o meno all’acquisto. Carne umana a listino. Alcune finiscono su rotte interne, altre sono smistate fuori dal paese per andare a rimpolpare il circuito internazionale della tratta.

E’ proprio contro questo sistema di mercificazione e compravendita di esseri umani, in maggioranza donne (per l’Unodc, l’ufficio Onu per il controllo della droga e la prevenzione del crimine, su dieci vittime della tratta cinque sono donne e due ragazze) che lotta Talitha Kum (in aramaico “alzati”), la rete della vita consacrata, celebrando oggi la VII giornata mondiale di preghiera contro la tratta di persone.

Giornata speciale nel giorno della memoria della schiava Josephine Bakhita, santa sudanese, venduta cinque volte sui mercati della tratta fino all’incontro liberante con Gesù Cristo che la porta ad abbracciare la vita religiosa.

E’ prevista oggi una maratona online di preghiera dalle 10 alle 17 che si può sostenere rilanciando l’hastag #PrayAgainstTrafficking e si attende un messaggio di papa Francesco ispirato al tema di questa giornata: “Economia senza tratta di persone”.

Perché per lottare contro questo fenomeno non basta reprimere il crimine ma serve andare alle cause profonde per riconoscerle e smantellarle: un sistema economico neoliberista che mette al centro il profitto e non le persone umane, leggi migratorie che non tutelano i più fragili e una cultura maschilista del patriarcato per lo sfruttamento sessuale che è molto radicata in diverse società.

La questione economica sta particolarmente a cuore a papa Francesco che ha invitato nel novembre scorso i giovani economisti da ogni angolo del mondo a riflettere e lavorare sull’Economy of Francesco. Quello del Forum di Assisi è un modello alternativo di economia inclusiva, circolare, solidale e sostenibile, rispettosa della persona, delle culture, dei poveri e dell’ecosistema.

Capace di vincere l’economia neoliberista predatoria che saccheggia le risorse del pianeta e fa i soldi sulla pelle della gente a livello globale: un mercato, quello della tratta, da oltre 150 miliardi di dollari. Traffico che, nonostante un rallentamento dovuto alla pandemia, sa riproporsi velocemente seguendo altre strategie: dalle strade d’Europa alle case private e sulle piattaforme online. In Italia quasi duemila vittime all’anno ricevono assistenza dalle ong.

Molto sta cambiando anche nelle Afriche dove il fenomeno si concentra soprattutto in Nigeria e nel Corno d’Africa e si snoda attraverso rotte interne e interregionali. Un lavoro di capillare sensibilizzazione e coscientizzazione può fare la differenza, come spiega a Nigrizia suor Gabriella Bottani, missionaria comboniana e coordinatrice della rete Talitha Kum, impegnata in prima linea a difendere le vittime:

La chiesa è in campo ma non basta. Urge minare alla radice e da diverse prospettive la mentalità che i corpi altrui, di solito i più poveri e vulnerabili, si possano utilizzare a pagamento. E riaffermare la convinzione che non esistono sulla terra corpi di diverse serie e importanza. A quando la fine di questo apartheid somatico?

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