Il fenomeno delle società segrete e dei culti nigeriani, già conosciuto per la diffusione di qualcuno di essi presenti in Italia, dove spesso ha stabilito legami e metodi operativi tipici delle cosche mafiose, è stato per anni oggetto di approfondite indagini da parte di governi e di organi della stampa a livello internazionale (per l’Italia segnaliamo il recente documentario Rai “Black Mafia”). Negli ultimi due anni la Bbc ha raccolto e pubblicato testimonianze dirette di membri o ex appartenenti ai culti stessi, offrendo un quadro alquanto impressionante.

Nomi come Black Axe, Vikings, Eiye o Buccaneers, risuonano molto frequentemente non solo negli ambienti delle università nigeriane, ma anche nella società nigeriana in generale e perfino nell’opinione pubblica africana e dell’occidente.

Sorte all’inizio come semplici confraternite, cioè luoghi di aggregazione in cui conoscersi, socializzare e condividere valori e impegni comuni senza altri intenti di sorta – su imitazione delle confraternite maschili e femminili presenti nelle università americane -, negli anni si sono trasformate in autentiche ‘società segrete’ con leggi e regole ferree.

Tutti questi gruppi, infatti, sono organizzati intorno a una catena di comando simile a quella di organizzazioni paramilitari clandestine o a formazioni di milizie operanti in molti paesi. I vari culti posseggono un linguaggio in codice e insegne e blasoni di diverso colore con disegnata l’arma che contraddistingue il culto stesso.

Agli adepti – una volta completati i riti d’iniziazione, non privi di violenza fisica e psicologica, e celebrati in foreste o luoghi isolati al fine di liberare i candidati da eventuali debolezze e paure –  viene assicurata la protezione da bande rivali e soprattutto viene garantita l’acquisizione di potere e popolarità.

Benché, sia in Nigeria che in vari paesi in cui si sono diffusi, centinaia di seguaci dei culti siano stati arrestati e condannati perché colpevoli di attività illegali quali riciclaggio di denaro, traffico di esseri umani, induzione forzata alla prostituzione, cerimonie sacrificali, sequestri per riscatto, omicidi cruenti, queste società continuano a consolidarsi e ad attrarre migliaia di adepti, soprattutto nelle città universitarie e nelle aree depresse di grandi metropoli nigeriane come Lagos, Abuja e Port Harcourt.

L’aumento di atti criminali, rapine e violenze da parte di questi gruppi in seguito alle chiusure avvenute per la pandemia di Covid-19, nella stessa Lagos e nello stato di Ogun, ha spinto la gente a formare gruppi di vigilantes per difendersi da centinaia di giovanissimi reclutati da membri di questi culti che, con nomi quali One Million Boys e Awawa Boys, attaccano in modo coordinato interi quartieri delle città per rapinare o usare violenza, allenandosi così, per unirsi poi ai culti stessi una volta entrati nelle università.

Benché la polizia abbia smentito tali fatti definendoli “fake news”, hanno di recente arrestato oltre 200 membri coinvolti in una guerra tra bande scoppiata in seguito all’uccisione di uno dei leader.          

Come testimoniato dal Nobel per la letteratura Wole Soyinka, molti anni or sono studente nell’università di Ibadan, nello Stato sud occidentale di Oyo, le confraternite, di cui lui fu tra i fondatori con altri giovani idealisti, nacquero nel 1952 verso la fine del dominio coloniale inglese con scopi assolutamente pacifici.

«La confraternita di Ibadan – ha detto Soiynka – la chiamammo ‘I Pirati’ (the Seadogs) e lo scopo era il desiderio di opporci alle idee ‘elitiste’ propagate dalla classe medio-alta nigeriana». «Ci divertivamo dando al nostro stare insieme un tono di impegno sociale; alle volte ci si travestiva perfino da pirati con tanto di bandana e non avrei mai immaginato che più avanti qualsiasi gruppo universitario avrebbe adottato lo stile tipicamente mafioso di operare, che avrebbe condotto a violenze come stupri, rapine, sequestri, ricatti, mercato di droga e esecuzioni sommarie a scopo di guadagno», conclude Soyinka, amareggiato per la degenerazione verificatasi nelle confraternite.

I Pirati, di cui peraltro Soyinka fa ancora parte, esistono tuttora come associazione dedita ad attività umanitarie e di assistenza. Ciò che successe, secondo quanto comunicato dal romanziere, è che verso fine anni ’60 si verificò una frattura nel gruppo dei Pirati, e chi si separò diede vita ad un nuovo gruppo detto dei ‘Bucanieri’ (Buccaneers) oltre che ad altre formazioni.

Subentrarono allora ricerca di prestigio, potere, donne e avvicinamento a politici corrotti che iniziarono a reclutare membri dei nuovi culti per usare violenza contro gli oppositori, al fine di realizzare le proprie mire politiche.

I più noti tra questi gruppi – quelli che in seguito si sarebbero estesi e avrebbero raggiunto fama internazionale – c’erano i Black Axe, nati negli anni Settanta e in origine conosciuti come Neo Black Movement (Nbm), il cui scopo iniziale era di ‘liberare’ il popolo nero. In realtà i Black Axe hanno finito col diventare un movimento estremamente violento, autore di ogni sorta di crimine sia in patria che all’estero, dopo avere abbandonato ogni pretesa ideologica.

In Nigeria le violenze dei vari culti, secondo lo studio condotto dalla Bbc, dopo una riduzione temporanea rispetto agli ’80 e ’90, in coincidenza con vari colpi di Stato nel paese, sono riprese a pieno ritmo col nuovo secolo. I militari, peraltro, a quel tempo erano spesso accusati di finanziare e armare le confraternite per sedare e sopprimere il movimento studentesco di protesta, che manifestava a favore della democrazia.

Secondo il libro La cosa nera. Indagine a tutto campo sulla mafia nigeriana (Antonio De Bonis), il ritorno della Nigeria alla democrazia ha coinciso con l’estendersi delle operazioni mafiose dei culti, con molti casi di omicidi di figure politiche commissionati appunto dai vari centri di potere per vincere le competizioni elettorali. Dal 2000 al 2017 si sono calcolati 540 omicidi mirati di figure politiche o collaboratori ad esse legati.

Nello stesso periodo, secondo quanto annotato dal libro citato, sono stati uccisi 200 leader religiosi o capi di chiese indipendenti, 140 funzionari statali e circa 50 giornalisti. E tutti i 36 stati che compongono la federazione della Nigeria sono stati interessati.

Ѐ noto che vari di questi culti, come menzionato, si sono trasferiti con le proprie operazioni illegali all’estero. Tra essi hanno acquistato notorietà soprattutto i Black Axe, di cui appunto ha scritto di recente Antonio De Bonis in merito alle loro operazioni, competizioni e connivenze mafiose, e il culto Eiye, propagatosi in vari paesi europei con connessioni ultra atlantiche.

Molti membri dei culti restano legati ad essi per tutta la vita, conservando così le giuste connessioni per trovare lavoro, guadagni e posizioni di potere. Alcuni fondano nuovi gruppi i cui membri diventano ‘protettori’, associati a giovani universitarie per organizzare orge a favore di politici, affaristi e ricconi.

Un testimone uscito da un culto dichiara che essere membro di essi dà un falso senso d’identità, di sicurezza personale e l’opportunità di acquistare soldi, fama e potere. In realtà, però, porta a vivere in costante timore di finire male per mano di membri di culti rivali.          

 

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