Somalia / Al-Shabaab

Al-Shabaab tiene in pugno con il terrore anche i suoi stessi militanti e i civili che vivono nei territori da loro controllati.

La scorsa settimana ha mandato davanti al plotone di esecuzione dieci suoi militanti, accusati di aver fornito informazioni ai servizi di intelligence somali, keniani e americani. Non era la prima volta. Quattro persone erano state uccise per la stessa accusa in marzo, cinque lo scorso ottobre e due a maggio.

Le presunte spie sono spesso civili che vivono in prossimità delle loro basi. Vengono processati sommariamente da tribunali controllati dallo stesso gruppo jihadista prima di essere mandati davanti al plotone di esecuzione, di essere lapidati o sgozzati. Le esecuzioni capitali vengono eseguite generalmente nelle zone controllate dal movimento terroristico nel sud della Somalia.

Secondo dati forniti dal Global Extremism Monitor, nel 2017 il gruppo terroristico avrebbe condannato a morte 82 persone, parte perché avevano violato la legge islamica e parte perché accusati di spionaggio. La cifra, enorme soprattutto se relazionata alla popolazione controllata, pone il gruppo terroristico somalo al secondo posto nella classifica, dopo l’ISIS (Stato islamico in Iraq e Siria). Il movimento terrorista starebbe diventando sempre più paranoico a causa della sempre maggior precisione con cui i droni americani colpiscono le loro basi, facendo strage di militanti.  

Anche il governo somalo non scherza con le condanne capitali. In un comunicato diffuso sul suo website, l’agenzia di stampa ufficiale afferma che sono stati mandati di fronte al plotone di esecuzione tre uomini, sospetti miliziani di al-Shabaab, accusati di aver partecipato, nel 2017, all’attacco al Nasahablod Two Hotel di Mogadiscio, in cui morirono 18 persone. (Radio France International / Reuters)