Vertice Fao
Mentre il direttore della Fao si accontenta, il Forum delle società civile ha bocciato il documento approvato ieri dal vertice sulla sicurezza alimentare che si sta tenendo a Roma. Unanime invece il consenso sulla riforma del Consiglio sicurezza alimentare. (foto direttore della Fao)

Ci sono due diversi modi per leggere il Vertice mondiale sulla sicurezza alimentare, Roma 16-18 novembre. C’è quello istituzionale, del direttore generale della Fao Jacques Diouf che si dichiara soddisfatto dell’impegno dei leader globali (che però hanno disertato il summit) per risolvere la tragedia della fame nel mondo. E poi c’è quello del Forum della società civile che, parallelamente al vertice Fao, ha stilato una dichiarazione che lancia un messaggio inequivocabile ai potenti: «La sovranità alimentare è la soluzione alla fame*». E John Mutunga, rappresentante dell’associazione kenyana di agricoltori Kenfap: «Lotteremo in rappresentanza dei contadini, degli agricoltori, degli affamati perché la sovranità alimentare diventi il principio guida della nostra azione».

Ovviamente il tema di scontro è la dichiarazione approvata all’unanimità ieri mattina, criticata da più parti come puramente retorica e programmatica senza impegni concreti per aiutare l’oltre miliardo di persone che attualmente soffre la fame nel mondo. Diouf però respinge le accuse: «Credo sia stato un passo avanti per la soluzione del problema in tempi ragionevoli. Non potevamo presentare al mondo una dichiarazione frutto di compromessi, senza larghe intese. Il fatto che sia stata approvata all’unanimità è un bel segnale. Da parte mia prometto che continuerò a fare pressioni perché vengano rispettati gli impegni presi al G8 de L’Aquila (20 miliardi di dollari di stanziamenti contro i 44 chiesti da Diouf, ndr)». Anche quando viene gli fatto notare l’assenza dei capi di stato più importanti, Diouf non si scompone: «Avrei auspicato la presenza al vertice dei dirigenti dei paesi del G8, ma sottolineo il fatto che a L’Aquila una giornata intera sia stata dedicata all’aumento della produttività dei piccoli agricoltori nei aesi poveri. È un fatto senza precedenti».

 

Diouf si deve però arrendere quando piovono critiche sull’assenza di date nella dichiarazione. Non è stato infatti trovato il consenso sul 2025 come termine ultimo per eliminare la fame, anche se è stato confermato il 2015 come anno entro il quale il problema dovrà essere quantomeno dimezzato. Ammette: «Sono rammaricato che non si sia potuto trovare un consenso, ammette Diouf e purtroppo è un dato di fatto che nella dichiarazione non ci sia una data. Io non posso esprimermi però, in quanto sono stato lasciato fuori dal negoziato».

 

Ma se non conta Diouf nelle decisioni della Fao, allora chi dovrebbe contare? I rappresentanti del Forum civile colgono l’occasione per mostrare scetticismo riguardo la dichiarazione. «Non soddisfa le nostre richieste – commenta Flavio Valente, segretario generale della Foodfirst Information and Action Network (Fian) – e teoricamente il summit avrebbe dovuto essere un momento di impegno serio da parte dei governi occidentali. Invece dobbiamo prendere atto della presenza di un solo presidente membro del G8 (Silvio Berlusconi per l’Italia padrona di casa)». Per altri il summit non può essere giudicato in sé e per sé. «L’importanza dell’evento potrà essere capita solo in futuro, osserva Mutunga, se ci saranno delle azioni concrete. Altrimenti saranno state solo parole vuote».

 

Su un punto società civile e istituzioni però concordano pienamente: l’importanza del Consiglio sicurezza alimentare (Csa) riformato da questo vertice e che dovrebbe assumere maggior importanza e potere decisionale. Per Diouf esso avrà un ruolo fondamentale per la governance globale. Secondo Valente va sfruttato adeguatamente: «Tutti i fondi devono essere spesi secondo le indicazioni del Csa riformato e non secondo i dettami di paesi specifici».

 

 


 

 

*”La sovranità alimentare è il diritto delle persone a un cibo appropriato dal punto di vista culturale e della salute prodotto attraverso metodi ecologicamente sani e sostenibili, nonché il loro diritto a definire i loro propri sistemi agricoli e alimentari. Questo pone chi produce, distribuisce e consuma cibo al centro delle politiche e dei sistemi alimentari più delle indagini di mercato e delle corporation. Difende gli interessi e l’inserimento delle generazioni future. Offre una strategia per resistere e smantellare l’attuale commercio aziendale e il regime alimentare, e una direzione per i sistemi di alimentazione, agricoltura, allevamento e pesca stabiliti dai produttori locali. La sovranità alimentare concede priorità alle economie locali e nazionali, incoraggiando il lancio sul mercato di un’agricoltura guidata da famiglie di contadini e agricoltori, della pesca artigianale e degli allevamenti al pascolo nonché la produzione, distribuzione e consumo di cibo basati sulla sostenibilità ambientale, sociale ed economica. La sovranità alimentare promuove il commercio trasparente che garantisca un giusto reddito a tutte le persone e il diritto dei consumatori di controllare il loro cibo e la loro nutrizione. Assicura che i diritti d usare e sfruttare le nostre terre, acque, semenze, bestiame e biodiversità siano nelle mani di chi di noi produce il cibo. La sovranità alimentare implica nuove relazioni sociali libere dall’oppressione e dall’ineguaglianza tra uomini e donne, popoli, gruppi razziali, classi sociali e generazioni” Dichiarazione di Nyéléni (Mali, febbraio 2007)