Enclavi contese
Le tensioni tra i due paesi sulle enclavi di Ceuta e Melilla si sono riaccese nel corso dell’estate. Ma è soprattutto Melilla ad essere al centro delle ultime vicende politiche e diplomatiche dopo le accuse lanciate da Rabat nei confronti della polizia di frontiera spagnola.

La battaglia tra Madrid e Rabat per il controllo di questi due strategici lembi di terra – porte d’ingresso all’Europa e centro di una delle più consistenti rotte migratorie verso il continente – và avanti da tempo. Il Marocco, in particolare, rivendica la sovranità su Ceuta e Melilla, conquistate militarmente dalla Spagna nel XV secolo.

 

La misura della tensione si percepisce da una serie di fatti: cinque comunicati emessi dal governo marocchino nelle scorse settimane, in cui si denunciavano “aggressioni razziste” da parte della polizia di frontiera spagnola contro suoi cittadini, ma anche accuse alla Guardia Civil per aver abbandonato otto migranti sub-sahariani “in stato critico di salute” davanti alle coste marocchine di Ceuta. Episodi, questi, negati dal governo e dalla polizia spagnola, ma che, evidentemente, hanno fatto salire la pressione interna, tanto da spingere la Moncloa a chiedere l’intervento del sovrano Juan Carlos. Che ha risposto con una telefonata a Mohammed VI.

 

Sul piano diplomatico la Spagna cerca ora di ricucire con la visita del ministro degli Interni Alfredo Pérez Rubalcaba che incontrerà il suo omologo marocchino Taieb Cherkaoui, il 23 agosto. Ma nel frattempo a spianare la strada è stato mandato il suo vicesecretario alla Comunicazione, Esteban González Pons, da ieri a Melilla per incontrare il presidente dell’omonima città autonoma, Juan José Imbroda, eletto tra le fila dei popolari e da giorni impegnato in una serie di attacchi al governo socialista, accusato di immobilità di fronte a quella che definisce come una “strategia a breve termine, a bassa tensione, ma calcolata per ottenere qualcosa” da parte di Rabat.

 

Il riferimento è ad una serie di azioni di boicottaggio messe in atto giovedì scorso dagli attivisti marocchini della ‘Società civile del nord’ e del ‘Comitato per la liberazione di Ceuta e Melilla’ che hanno impedito l’ingresso a Melilla dei camion carichi di merci marocchine. Una protesta, svoltasi sotto gli occhi degli agenti di frontiera marocchini, che sovrappone le proteste contro le recenti presunte aggressioni della polizia spagnola a loro concittadini, alle rivendicazioni di appartenenza delle due enclavi spagnole al regno di Mohammed VI.

 

Il casus belli è un incidente avvenuto il 16 luglio al posto di frontiera di Beni Eznar. Quattro marocchini con passaporto belga cercavano di entrare a Melilla su una cabriolet dalla quale sventolava una bandiera marocchina. I quattro – che hanno poi denunciato la Polizia Nazionale Spagnola per uso eccessivo della forza – sostengono di essere stati picchiati dagli agenti antidisturbo spagnoli dopo che si erano rifiutati di ritirarla. La polizia di frontiera spagnola sostiene, invece, di essere stata aggredita. Gli agenti denunciano, inoltre, insulti, vessazioni e un’aggressione fisica di carattere ‘machista’ contro le donne in divisa negli ultimi tre mesi.

 

Circa trentamila marocchini attraversano ogni giorno il confine a Melilla per rifornirsi di beni di prima necessità – meno cari nel lato spagnolo – o per il contrabbando di prodotti acquistati nei magazzini del porto franco iberico. Grazie agli accordi siglati tra i due governi negli anni settanta, infatti, i passaggi giornalieri avvengono senza bisogno di visto o di convalida del passaporto.