Cinema / Fescaal 2019
Al Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina (Milano, 23-31 marzo) le giurie hanno premiato le registe. Ha commosso il pubblico 'Freedom Fields' della libica Naziha Arebi.

Sono le donne le vincitrici indiscusse del 29° Festival del Cinema Africano d’Asia e America Latina (Fescaaal), conclusosi ieri a Milano. E non solo perché Baby, della regista cinese Liu Jie, si è assicurato il premio di miglior lungometraggio, con una storia che analizza le discriminazioni e la disabilità da un punto di vista femminile.

Ad un’altra donna, Beatriz Seigner e al suo film Los silencios (I silenzi) è andata la menzione speciale della giuria e sempre a una regista, la tunisino-americana Meryam Joobeur, è stato assegnato il premio per il miglior cortometraggio africano: con il suo Brotherhood (Fratellanza), la regista affronta le contraddizioni del mondo islamico contemporaneo «con un forte impatto emotivo e uno sguardo artistico già maturo», secondo i giurati.

Il Premio Cinit, che consiste nell’acquisizione dei diritti di distribuzione in Italia, è stato assegnato ad un cortometraggio africano dall’alto valore educativo: Yasmina di Claire Cahen e Ali Esmili (Marocco) «per la generosa interpretazione della giovane protagonista, la cui determinazione, con l’urlo finale, diventa simbolo del riscatto della vita». Al film Divine Wind (Vento divino) di Merzak Allouache (Algeria), è andato invece il premio Signis assegnato dall’omonima associazione cattolica mondiale per la comunicazione.

Infine, a commuovere e far riflettere il pubblico dell’Auditorium San Fedele, anche il film della giovane regista di origine libica Naziha Arebi, Freedom Fields (Campi di libertà), premiato con la menzione d’onore tra i lungometraggi. Una storia di lotta e riscatto che mostra come la battaglia per le libertà civili non può non passare attraverso la rivendicazione dei diritti delle donne.

Il film racconta la cronaca di cinque anni dell’era della post-rivoluzione e volge uno sguardo inedito sulle donne libiche. Indicativo il claim all’inizio del film, una frase della poetessa e scrittrice americana Audre Lorde: “A volte abbiamo la fortuna di poter scegliere il momento, e l’arena, e la maniera della nostra rivoluzione, ma più spesso dobbiamo combattere lì dove siamo”.

Freedom Fields di Naziha Arebi.