Il muro di cinta del museo di Kakchically nella città di Bakau (Foto: Martina Stefanile)

Per una buona parte di cittadini gambiani tre anni sono abbastanza. Per lo meno sufficienti per farne il nome e lo slogan di un movimento: Three Years Jotna. Il 17 dicembre 2019 – ma anche nei mesi precedenti e quelli successivi – è stato proprio questo lo slogan dei partecipanti alla protesta vicino alla capitale Banjul, che chiedevano e chiedono una cosa chiara: le dimissioni del presidente Adama Barrow.

I promotori di tale iniziativa hanno lanciato la campagna quando Barrow, nell’aprile scorso, ha dichiarato di non volersene andare allo scadere dei tre anni di governo – come invece si era impegnato a fare il 17 gennaio 2017 quando aveva accettato un mandato presidenziale di transizione – annunciando l’intenzione di mantenere il mandato di cinque anni.

«Solo Dio può farmi ritirare dal potere», così Barrow ha rimarcato il suo voltafaccia. Dalla sua, il presidente ha sei alleati su otto della coalizione che, alle presidenziali di fine del 2016, gli aveva consentito di sconfiggere Yahya Jammeh, il padre-padrone che aveva governato con il pugno di ferro il paese dopo il colpo di stato del 1994. Ma Barrow non ha certamente dalla sua… (Continua a leggere abbonandoti alla versione cartacea e/o digitale del mensile)