Economia in bianco e nero – febbraio 2015
Riccardo Barlaam

Le buone notizie, si sa, non fanno notizia. Gli attacchi dei fondamentalisti islamici contro i redattori di Charlie Hebdo, gli attentati pazzi di Boko haram in Nigeria, l’ebola, la guerra all’Isis, la crisi ucraina e tutto quanto il resto vi viene in mente pensando al peggio del peggio delle news degli ultimi mesi sono solo una parte della verità. Guardando i grafici prodotti da diverse agenzie statistiche internazionali dal 1990 a oggi, viene da dire che – nonostante tutti i guai e le tragedie – nel mondo si sta meglio, sia in termini di aspettativa di vita, di reddito e di sviluppo umano. Un trend che sembra essere ancora più evidente nei paesi del sud del mondo.

Il grafico più significativo è quello che riguarda la crescita economica. Stando alle serie storiche della Banca mondiale, dal 1981 a oggi, la percentuale di persone che vive con meno di 1 dollaro al giorno nei paesi in via di sviluppo (Pvs) è diminuita. Nel 1981 quella era il 52%, nel 1990 è scesa al 43%, fino al 2010 quando “appena” il 21% della popolazione di questi paesi vive con meno di niente. Segno che le cose, lentamente, senza far troppo rumore, stanno migliorando. Tanto che diversi economisti propongono ora di innalzare l’asticella del reddito pro-capite minimo giornaliero che segna la soglia della povertà a un reddito di 10-15 dollari al giorno. La povertà estrema, insomma, sta diminuendo. 

Anche la fame nel mondo sta regredendo. Provate a vedere la mappa animata del Global Hunger Index redatta dall’International Food Policy Research Institute. Il grafico misura l’andamento della popolazione malnutrita nel mondo dal 1990 al 2014: è interessante notare come negli ultimi 24 anni i paesi colorati di rosso e arancio, quelli che hanno maggiori problemi legati alla sotto nutrizione, durante questo periodo siano diminuiti, mentre aumentano i paesi verdi, quelli con bassi tassi di sotto nutrizione. 

La globalizzazione e le sue storture hanno mostrato le condizioni di lavoro disumano e il coinvolgimento dei bambini nelle fabbriche dei Pvs che producono magliette e scarpe da tennis per i ricchi occidentali. Le statistiche dell’Ilo, l’agenzia delle Nazioni Unite sul lavoro, mostrano che il numero di bambini e ragazzi che lavorano nel mondo è più che diminuito, dal 2000 ad oggi: erano 246 milioni nei paesi più poveri del mondo, sono scesi a 106 milioni nel 2014. Un numero ancora troppo elevato. Ma il trend discendente è chiaro. Ancora più significativo se confrontato con l’aumento significativo dei tassi di scolarizzazione negli stessi paesi emergenti e nei Pvs.

Capitolo sanità. Negli anni 1990-2012 l’aspettativa di vita è aumentata di più di tutti nei paesi a basso reddito, di 9 anni per gli uomini e 9,1 anni per le donne. Va considerato che in tali paesi si partiva da livelli più elevati di mortalità.
Nei paesi a medio reddito l’aspettativa di vita è cresciuta di 6,1 anni per gli uomini e di 7,5 anni per le donne, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Globalmente per uomini e donne l’aspettativa di vita è aumentata di 6 anni dal 1990 al 2012. C’è ancora un gap da colmare, tuttavia, tra i paesi poveri e quelli ricchi, dove l’aspettativa di vita è più elevata in media di circa 15 anni. 
Ancora. La mortalità infantile è diminuita di circa la metà dal 1990. In particolare, nei paesi del Nordafrica la mortalità infantile sotto i cinque anni tra il 1990 e il 2013 è calata di circa due terzi. Nei paesi dell’Africa subsahariana è scesa a sua volta del 48%.
Un altro dato confortante riguarda la mortalità materna che nel periodo considerato è scesa in Africa da 980 casi per ogni 100mila nascite a meno di 500 casi nel 2013. 
La malaria, di cui quasi nessuno parla, è uno dei maggiori killer nelle regioni tropicali. Ebbene, l’accesso alle cure e alla prevenzione con i trattamenti con insetticidi è migliorato. Provate a guardare i grafici storici dell’Against Malaria Foundation. 
Ultimo ma non ultima la politica e i conflitti armati: la percentuale di morti causati da violenze politiche – guerre, terrorismo, genocidi e milizie di signori della guerra – nell’ultima decade è diminuita a livelli bassissimi, come ha rilevato Steven Pinker nel suo The better angels of our nature: why violence has declined.
Diminuiscono le guerre e aumentano i governi democratici. Dopo la caduta del muro di Berlino, I regimi dittatoriali dell’Est europeo sono svaniti in gran parte sostituiti da regimi democratici, i governi militari in America Latina hanno perso potere, e un buon numero di dittatori e autocrati africani sono stati sostituiti da governi democratici. Il risultato è che l’indice “Polity IV” che misura le democrazie nel mondo non è mai stato elevato come nel 2013.

Dal 1990 a oggi tutti gli indicatori statistici mostrano un miglioramento delle condizioni socio-economiche e politiche nel mondo. Nonostante le crisi e i titoloni catastrofici dei telegiornali.