Rapporto Naga 2009
Nonostante la maggioranza di loro abbia un lavoro, sono condannati all’ombra per un tempo sempre maggiore. È l’esercito dei sans papier che passano dagli ambulatori dell’associazione Naga, che dà assistenza sanitaria a chi non ne ha accesso. Dai dati raccolti tra il 2000 e il 2008, ne è uscito un rapporto presentato oggi.

«Il diritto alla salute secondo la legge italiana è un diritto di tutti. L’accesso alle cure è garantito anche per i cittadini privi di permesso di soggiorno. Questo però avviene soltanto sulla carta, nella pratica gli stranieri irregolari riscontrano grandissime difficoltà nell’accesso alle cure mediche, in particolare quelle di base. L’ambulatorio medico del Naga, offrendo visite mediche di base e specialistiche, rende effettivo il godimento del diritto alla salute, fino a quando lo Stato non se ne farà carico».

Si apre così l’introduzione alle oltre 50 pagine di “Cittadini senza diritti. Ingombranti inesistenze”, il rapporto 2009 redatto dal Naga, Associazione Volontaria di Assistenza Socio-Sanitaria e per i Diritti di Stranieri e Nomadi. Un lavoro che analizza i dati raccolti sugli oltre 47.500 utenti che, tra il 2000 e il 2008, si sono recati per la prima volta all’ambulatorio dell’associazione milanese. Tutti immigrati non in regola con i permessi di soggiorno, persone che, di fatto, non esistono, ma che invece vivono e lavorano in mezzo a noi.

Il lavoro di ricerca rappresenta una delle poche banche dati esistenti sull’immigrazione irregolare. Tra le tendenze rilevate nel rapporto, figurano un certa “stabilizzazione” della condizione di irregolarità in cui vivono i migranti: «Nel 2008 solo un quarto del nostro campione era arrivato in Italia da meno di un anno, mentre nel 2003, era il 50%», spiega Tommaso Frattini, ricercatore del Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali e Statistiche dell’Università degli Studi di Milano.

Negli anni dunque, nonostante il lavoro, e la presenza stabile sul territorio, le finestre di regolarizzazione per i sans papier, si sono via via sempre più ridotte. Il rapporto del Naga, sembra inoltre sovvertire l’equazione immigrato-criminale. Secondo i dati rilevati, con l’allungarsi del tempo di permanenza, quindi attraverso una più approfondita conoscenza della lingua italiana, la maggioranza degli stranieri irregolari, tende ad avere un rapporto di lavoro.

Chi invece cade nelle maglie della criminalità, si trova, in realtà a fare una «Scelta indotta dal regime di irregolarità forzosa che c’è in questo paese» secondo Stefano dalla valle, medico volontario del Naga, che precisa come questa sia una decisione nella quale «la stragrande maggioranza degli stranieri che vivono in Italia» non vuole cadere.

(L’intervista a Tommaso Frattini e a Stefano dalla Valle, è stata estratta dal programma radiofonico Focus, di Michela Trevisan)