Lettera da Juba
Dalla capitale del nuovo stato, una missionaria racconta la giornata dell’indipendenza. E non manca una critica al TG1.

Juba, 11 luglio 2011

Sabato 9 luglio 2011 il Sud Sudan ha proclamato ufficialmente, davanti a tutto il mondo, la sua Indipendenza. È il 55° stato africano! Fin dalle prime ore del mattino, una folla immensa ha occupato la grande spianata del Mausoleo di John Garang, l’eroe del Sud Sudan, che nel 1983 diede inizio alla grande ribellione contro il potere del Nord, ma che morì tragicamente nel 2005, in un incidente aereo, 7 mesi dopo la firma dell’Accordo globale di pace, stipulato a Nairobi (Kenya).

All’aeroporto di Juba, gli addetti non sapevano più come parcheggiare gli aerei che atterravano in continuazione. Devo riconoscere che sono stati tutti bravissimi. Così, verso le 11, dopo che tutti gli ospiti avevano raggiunto il Mausoleo, ha avuto inizio alla grande festa.

Il momento più forte ed emozionante è stato quando il presidente del Parlamento ha letto la Dichiarazione ufficiale d’indipendenza. È seguito l’alza bandiera, mentre tutti cantavano il nuovo inno nazionale. In quel momento, ho notato molti occhi pieni di lacrime, di gioia, di felicità, di commozione, di dolorosi ricordi.

L’emozione ha fatto inumidire anche i miei occhi e quelli delle mie amiche dell’OVIC. Noi, a dire il vero, non sappiamo cosa abbia veramente significato la seconda guerra civile, durante 22 anni. Siamo, però, testimoni degli effetti devastanti di quel conflitto: fame, povertà, mancanza del minimo indispensabile per vivere. Già questo ci basta: non osiamo immaginare di più. Siamo ben consapevoli delle sofferenze e delle privazioni che i sud-sudanesi hanno subito per troppo tempo. Va detto, tuttavia, che in quei momenti non si poteva e non si doveva indulgere troppo ai ricordi tristi: la festa e la gioia sono stati dirompenti.

Non so trovare le parole giuste per farvi gustare e comprendere le sensazioni che ho sperimentato nei giorni scorsi. Si è respirata un’aria elettrizzante. C’è stata una frenesia generale nel preparare la città a questo grande evento. Ho visto entusiasmo in tutti. L’attesa del grande sogno – per cui si era pagato tantissimo in termini di sofferenza – stava per finire. Il sogno si stava realizzando. Ho potuto vedere felicità. Felicità vera, non superficiale e evanescente. Nata dalle fatica, dalla sofferenza e dall’impegno forte e costante nel perseguirla.

In questi giorni i riflettori di tutto il mondo si sono posati su Juba e sul Sud Sudan. Ho potuto vedere, grazie a streaming, il nostro Telegiornale Rai: due striminziti minuti dedicati a questo evento, che ha avuto un significato incalcolabile per milioni di sud-sudanesi e per tutti gli africani. Questa nota polemica – di cui chiedo scusa – riguarda anche il canale Rai Internazionale. Da un paio di mesi ho la possibilità di vederlo. La sera, alle 21 in punto, questo canale trasmette il TG1. Cosa penso? È davvero una cosa oscena. Con le grandi istanze che vengono da tutto il mondo (Libia, Siria, Egitto, Tunisia, Bangladesh, Sud Sudan, solo citare solo alcuni paesi), il nostro telegiornale serale non fa altro che interessarsi delle piccinerie dei nostri politici. Qualche sera fa, il servizio estero più lungo riguardava la una mostra dei cani a Parigi! Perché gli italiano non devono sapere cosa accade un po’ più in là dell’ombra del loro campanile?

Tornando a Juba. Dicevo che i riflettori del mondo si sono puntati, almeno per alcuni momenti, sul Sud Sudan. Spero che non si spengano subito, o troppo presto. Una nuova nazione che nasce ha bisogno del sostegno di tutti. Il Sud Sudan parte veramente da zero. Non si può disinteressarsi di esso. I sud-sudanesi non meritano di essere dimenticati. Né devono essere menzionati solo quando qualcuno parla del petrolio e delle ricchezze naturale che giacciono copiose sotto il loro sottosuolo.

Mi auguro che i sud-sudanesi e la loro nuova Repubblica siano considerati come fratelli, magari più piccoli, che hanno bisogno per crescere dell’aiuto dei loro fratelli e delle loro sorelle più grandi.

Con amicizia,
Franca Cattorini
(OVCI-La nostra Famiglia)

 



In audio (a destra) potete ascoltare l’inno nazionale del Sud Sudan.

Di seguito il testo in originale:

Oh God, We praise and glorify you
for your grace on South Sudan,
land of great abundance.
Uphold us united in peace and harmony.

Oh motherland,
we rise raising flag with the guiding star
and sing songs of freedom with joy,
for justice, liberty and prosperity

shall forever more reign.

Oh great patriots,
let us stand up in silence and respect,
saluting our martyrs whose blood
cemented our national foundation.
We vow to protect our nation.
Oh God bless South Sudan.

Traduzione in italiano

O Dio, ti lodiamo e ti glorifichiamo
per la grazia che hai riversato in Sud Sudan,
terra di suprema abbondanza.
Sostienici uniti nella pace e nell’armonia.

O patria,
noi ci alziamo, sollevando la bandiera con la stella polare
e cantiamo con gioia canti di libertà
affinché giustizia, libertà e prosperità
possano regnare per sempre.

O insigni patrioti,
alziamoci in silenzio e rispetto
rendendo onore ai nostri martiri il cui sangue
ha cementato le nostre fondamenta nazionali.
Noi promettiamo solennemente di proteggere la nostra nazione.
O Dio, benedici il Sud Sudan.