Arcidiocesi di Juba: festeggiamenti in occasione della Giornata nazionale di preghiera (Radio Bakita Twitter - 17 marzo 2017)

Da domenica 22 marzo il reverendo Stephen Ameyu Mulla, finora vescovo di Torit, capoluogo dell’Equatoria Occidentale, è il nuovo arcivescovo metropolita della capitale, Juba.

Nato a Ido, nella diocesi di Torit, il 10 gennaio 1964, ha fatto i suoi studi di base in Sudan, prima ai seminari minori di Torit e Wau e poi al seminario maggiore di Saint Paul a Khartoum, capitale del paese, che allora comprendeva anche quello che dal 2011 è il Sud Sudan. Ha studiato poi filosofia al seminario di Bussere, nei pressi di Wau, e teologia in quello di Munuki, a Juba. Nel 1997 ha ottenuto il dottorato in teologia dogmatica a Roma, presso la Pontificia Università Urbana.

E’ stato ordinato sacerdote il 21 aprile 1991 ed ha svolto numerosi compiti pastorali sia a Khartoum che altrove nel paese. E’ stato anche impegnato nell’insegnamento, nel sostegno a gruppi della società civile sud sudanese e nella gestione amministrativa dell’università cattolica del Sud Sudan. Attualmente è insegnante e decano del seminario maggiore di San Paolo, a Juba. 

E’ stato nominato vescovo di Torit il 3 gennaio del 2019 e il 12 dicembre dello stesso anno papa Francesco l’ha chiamato al ruolo di arcivescovo metropolita di Juba.

Il reverendo Stephen Ameyu Mulla prende il posto di monsignor Paolino Lukudu Loro, comboniano, dimessosi per raggiunti limiti di età. E’ nato infatti nel 1940 ed è stato arcivescovo metropolita di Juba per 37 anni, essendo stato nominato alla carica nel 1983.

La nomina di Stephen Ameyu Mulla ad arcivescovo della capitale sud sudanese avviene in un momento molto difficile per il paese che sta cercando faticosamente di uscire dalla gravissima crisi causata dalla guerra civile, scoppiata nel dicembre del 2013.

Il paese è ancora profondamente diviso non solo tra governo e opposizione – un governo di unità nazionale è faticosamente nato tra numerose polemiche  solo da poche settimane – ma anche, forse soprattutto, per le appartenenze etniche. Il controllo di Juba, nel territorio dei Bari, è ovviamente ambito dal mondo politico, ma anche da tutte le altre istituzioni del paese. La chiesa cattolica è una delle più importanti.

La nomina del nuovo arcivescovo, che non è originario di Juba, è stata contestata da un gruppo di laici e religiosi, tanto che il suo insediamento è stato rimandato di qualche settimana, ma è stato infine confermato dal Vaticano. La decisione ha scatenato tensioni che sono addirittura sfociate in episodi di violenza all’interno del recinto della cattedrale. In un articolo scritto l’11 marzo per Aci Africa (Association for catholic information in Africa), padre Don Bosco Onyalla suggerisce ragioni etniche per i deprecabili episodi, scrivendo che i colpevoli sono stati identificati “come membri del gruppo etnico dominante nell’arcidiocesi, i Bari”.

L’arcivescovo emerito, Paolino Lukudu, e il presidente della conferenza episcopale del Sudan e Sud Sudan, l’arcivescovo di El Obeid Tombe Trille Kuku, sono intervenuti con accorate missive chiedendo “calma e riconciliazione”. L’appello dell’arcivescovo emerito, molto autorevole tra i Bari, potrebbe avere una particolare importanza per calmare gli animi, dice padre Don Bosco Onyalla nell’articolo già citato.

E tutti se lo augurano davvero perché i sud sudanesi non si meritano davvero anche un conflitto interno alla chiesa cattolica, finora riconosciuta come un importante strumento di pace e di riconciliazione nel paese.

  • Dall’archivio di Nigrizia l’intervista all’arcivescovo Paolino Lukudu Loro realizzata nel luglio 2011, all’indomani dell’indipendenza del Sud Sudan e due anni prima dell’avvio della guerra civile.