Sudan / Darfur

Il presidente sudanese, Omar El-Bashir, nei giorni scorsi ha visitato i cinque stati in cui è diviso il Darfur per supportare il referendum sull’assetto amministrativo della regione che si svolgerà dall’11 al 13 aprile. Il referendum, previsto dall’accordo di firmato a Doha, nel Qatar l’11 luglio del 2011, è contestato dalle forze di opposizione politica e dai movimenti armati, sia locali che nazionali.

Nei discorsi che il presidente sudanese ha tenuto nelle capitali degli attuali stati, ha dichiarato che ormai i movimenti armati sono stati cacciati oltre i confini nazionali, in Libia, Ciad e Sud Sudan e che anche nel Jebel Marra la vittoria dell’esercito sudanese è vicina. Ha poi chiesto agli sfollati, oltre due milioni, che si trovano nei campi profughi nello stesso Darfur, di tornare a casa perché il governo sta avviando progetti di sviluppo e fornirà i servizi di base. Ha anche dichiarato che lo farà in prima persona e non avrà più bisogno di organizzazioni estranee per farlo.

Il presidente è stato però duramente contestato in diverse occasioni. Nel campo Kalma, che si trova nelle vicinanze di Nyala, capitale del Sud Darfur, i profughi hanno organizzato dimostrazioni sabato e domenica scorsi contro la sua prevista visita. La folla portava cartelli e striscioni che protestavano per il genocidio perpetrato dal governo di Khartoum contro la popolazione autoctona e denunciavano la presenza di nuovi occupanti sulle terre da cui erano stati costretti ad andarsene dalle milizie foraggiate dallo stesso governo. Il capo del campo, Sheikh Abdelrahman Ali El-Tahir, ha consegnato all’Unamid, la forza di pace Onu, un memorandum in cui gli sfollati rifiutano il referendum e protestano per i nuovi occupanti che si sono presi le loro terre.

L’Omda (titolo che indica il capo di diversi villaggi) Ahmed Ateem, coordinatore dei campi del Nord Darfur, ha dichiarato che le sollecitazioni di El-Bashir a tornare a casa “rendono tristi e fanno ridere allo stesso tempo, dal momento che nel Jebel Marra continuano bombardamenti aerei, offensive delle milizie via terra, ammazzamenti, stupri, razzie e incendi dei villaggi”. Ocha, l’Ufficio di coordinamento per gli affari umanitari dell’Onu, ha dichiarato che gli sfollati dal Jebel Marra hanno ormai raggiunto i 130.000 da quando l’offensiva è cominciata alla metà dello scorso gennaio. (Radio Dabanga)