Sudan

E’ di almeno 35 morti e 650 feriti, il bilancio della sanguinaria operazione militare compiuta ieri a Khartoum, quando i militari hanno ripetutamente aperto il fuoco per disperdere i manifestanti radunati da mesi in sit-in davanti al comando militare.

Ma il numero delle vittime potrebbe essere maggiore, perché alcuni corpi sono stati gettati nel fiume, fa sapere una fonte anonima contattata da Nigrizia nella capitale. Da ieri internet è stato bloccato in tutta la città e militari nella notte avrebbero compiuto arresti entrando nelle abitazioni di molti cittadini.

In un discorso alla televisione di stato ieri notte, il capo della giunta militare transitoria (Tmc) Abdel Fatah al-Burhan, si è rammaricato del fatto l’operazione abbia superato i limiti di quanto pianificato, promettendo l’apertura di un’indagine.

Secondo la fonte a compiere il massacro sarebbero state le Rapid support forces (Rsf) guidate dal vicepresidente del Tmc, il generale Mohammed Hamdan Dagalo – conosciuto come Hemmeti -, arrivate nella capitale anche dal Darfur.

Al-Burhan ha poi annunciato una serie di misure tra cui l’interruzione dei negoziati con i civili e l’annullamento degli accordi raggiunti, aggiungendo che l’unico modo per ristabilire l’ordine è andare al voto. L’ufficiale ha quindi annunciato elezioni nazionali e regionali entro nove mesi, e la formazione di un governo.

I ministri avranno una tripla missione: arrestare tutti i membri dell’ex regime di Omar al-Bashir coinvolti in corruzione e crimini, portare la pace nelle regioni in conflitto e preparare un ambiente favorevole a elezioni trasparenti. Il capo del Consiglio militare si è impegnato di nuovo a consegnare il potere a esponenti scelti dal popolo.

In risposta i manifestanti hanno indetto uno sciopero generale a oltranza. La coalizione”Al-Ittihadi, membro della coalizione delle Forze per la libertà e il cambiamento, ha annunciato la sospensione definitiva dei negoziati con il consiglio militare che ritiene responsabile della “barbara offensiva contro manifestanti pacifici”. (Radio France International)

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