Sudan

L’Unione Africana ha sospeso ieri il Sudan dalla partecipazione al blocco continentale fino alla formazione di un governo civile. L’Ua ha inoltre fatto sapere che sta intensificando le pressioni sul governo militare affinché rinunci al potere.

Nel frattempo oggi il primo ministro etiopico Abiy Ahmed avvierà un tentativo di mediazione tra la giunta militare transitoria (Tmc) e l’alleanza delle opposizioni, hanno riferito fonti diplomatiche a Khartoum.

L’Unione africana è intervenuta dopo che le Rapid support forces (Rsf) – milizie guidate dal vicepresidente ad interim Mohammed Hamdan Dagolo, meglio conosciuto come Hemmeti – e altre milizie hanno attaccato il presidio dei manifestanti nel centro di Khartoum, uccidendo almeno 108 persone, molte delle quali sono state gettate nel Nilo nel tentativo di occultare il massacro. L’operazione, iniziata lunedì, è proseguita con stupri, picchiaggi e centinaia di arresti casa per casa nei due giorni seguenti. Le strade della capitale sono deserte (vedi foto), pattugliate solo dai miliziani.

Si è trattato delle peggiori violenze da quando il presidente Omar al-Bashir è stato rimosso dalle forze armate ad aprile, dopo quattro mesi di proteste pacifiche. Violenze duramente condannate dalle Nazioni Unite – il cui Consiglio di sicurezza non ha però potuto approvare una risoluzione di condanna per il veto di Cina e Russia – e da molte nazioni.  

A condannare il massacro di civili è stato ieri anche il segretario generale di Amnesty International, Kumi Naidoo: «Il Consiglio militare transitorio deve ritirare immediatamente tutti i membri delle Rapid support forces dalle strade, soprattutto della capitale Khartoum, esonerarli da ruoli di controllo dell’ordine pubblico e confinarli nelle caserme» ha detto, aggiungendo che «I responsabili del bagno di sangue, compresi gli alti livelli della catena di comando, devono essere chiamati pienamente a rispondere del loro orribile operato».

Amnesty chiede anche lo sblocco di Internet e dei social media, e il rilascio immediato e incondizionato di Yassir Saeed Arman, leader dell’opposizione e vicepresidente del Movimento popolare di liberazione del Sudan – Nord (Splm-N), arrestato durante la repressione su cui pende una condanna a morte comminata dal regime di al-Bashir. (Reuters)

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