Bashir: «ora il referendum»
Confermando tutte le attese, il presidente Omar Hassan El Bashir, vince le elezioni in Sudan, con il 68% dei consensi. Un plebiscito dato che i candidati di opposizione hanno boicottato il voto. L’intervista audio con l’analisi di Gill Lusk, vice-direttrice di Africa Confidential.

Senza destare particolari sorprese, il presidente sudanese, Omar Hassan El Bashir, è stato ufficialmente dichiarato il vincitore delle elezioni che si sono svolte in Sudan dall’11 al 15 aprile. La commissione elettorale nazionale a messo così la parola fine ad una delle elezioni più complicate e contestate degli ultimi anni: le prime elezioni generali che disputano in Sudan, dopo 24 anni di regime.

Al Bashir ha ottenuto il 68,24% dei consensi, un indice di gradimento che non stupisce, dato il ritiro, alla vigilia del voto, dei suoi due principali avversari, Yasser Arman, musulmano laico sostenuto dagli ex ribelli sudisti del Movimento Popolare di Liberazione del Sudan (Splm), e Sadek al Mahdi, leader del partito Umma.

Questo voto è stato una tappa cruciale per il Sudan e un appuntamento fondamentale nel percorso di pace tracciato dagli accordi siglati nel 2005 tra Nord e Sud.
A Juba, intanto, si festeggia un’altra vittoria scontata, quella del presidente della regione semi-autonoma del Sud Sudan, Salva Kiir, confermato con il 92,9% dei voti. Anche in questo caso, Kiir, leader dell’Splm, non aveva avversari reali. Una mossa che ha sollevato diversi dubbi tra i partiti di opposizione, che sospettano ci sia stato un accordo segreto dietro alla decisione di Juba di ritirare Arman dalle elezioni.

Sudan, Juba ritira il candidato presidente

Un accordo che avrebbe spianato la strada a Bashir in cambio del suo impegno a tenere il referendum per l’indipendenza del sud nel gennaio 2011. Un impegno ribadito, peraltro, proprio oggi da Bashir, durante la sua prima apparizione pubblica dopo la diffusione dei risultati.
Le missioni degli osservatori internazionali hanno segnalato per tutta la durata del voto e dello scrutinio, irregolarità e brogli nel conteggio delle schede, nelle liste elettorali e nella stessa stampa delle schede elettorali.

La tensione è alta, soprattutto lungo il confine tra la regione occidentale del Darfur e il Sud Sudan, dove, nel fine settimana, scontri tra gruppi ribelli e soldati sud sudanesi avrebbero provocato almeno 55 morti e 85 feriti. All’origine di tutto sembrerebbe essere la lotta per l’accaparramento delle terre di pascolo da parte della tribù dei Rezeigat.

Una pattuglia di soldati si sarebbe scontrata con un gruppo di Rezeigat pesantemente armati. Al momento, nessun ufficiale di Juba ha commentato la notizia, anche se sabato l’Splm aveva denunciato un attacco lanciato venerdì sera da soldati del nord che si sarebbero tolti la divisa militare per vestire i panni dei Rezeigat.

Dall’Unione Europea arrivano intanto le prime reazioni alla vittoria di Bashir: «L’impunità dei crimini internazionali più gravi è e resta inaccettabile» hanno dichiarato i ministri degli Esteri europei al termine di una riunione oggi a Lussemburgo.

Il riferimento è a quel mandato di arresto emesso il 4 marzo 2009 dalla Corte penale internazionale dell’Aja (Cpi) contro Bashir, per i crimini di guerra e contro l’umanità che avrebbe commesso nella regione del Darfur. Una questione spinosa, quella della Cpi, che fino ad ora la comunità internazionale si è risparmiata di toccare, proprio per non turbare il fragile assetto politico del paese, in vista di queste elezioni.

(L’intervista a Gill Lusk, vice-direttrice di Africa Confidential, è stata estratta dal programma radiofonico Focus, di Michela Trevisan)